Oggi, due anni fa

Oggi, due anni fa, ero ancora in attesa. Anche se nelle ultime ore non era stata propriamente ‘dolce’ come attesa. gravidanza a termine

Non lo avevo ancora mai visto, ma in fondo già lo conoscevo già bene: Federico!

Ricordo quella giornata come fosse ieri…. la rottura delle acque durante la notte, gli sms alla mia amica ostetrica Martina, l’eccitazione che non mi ha permesso quasi di chiudere occhio tanto era la voglia di conoscerlo, il viaggio in ospedale  insieme a Davide e ad Ale. Non so chi fosse più eletrizzato dei tre.

papà e mamma bis in ospedale

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Il parto (visto dal papà)

Noia, falangi stritolate, unghie nella carne, urla e lacrime, impotenza, tanto sangue e gioia immensa. Queste in breve le parole che riassumono il parto visto/vissuto dal papà.

La noia ovviamente riguarda solo le prime fasi, quelle burocratiche e di attesa, certo ci sono sempre l’eccitazione e l‘ansia del parto imminente ma quando trascorrono diverse ore in cui non si può fare nulla se non essere spostati dalla camera alla sala travaglio/parto e viceversa, aspettare l’esito dei monitoraggi e durante le quali non si riesce più a ridere e scherzare perchè “ci siamo” ma non si è ancora nella fase “empatica” delle contrazioni dolorose, un pò di noia ci coglie davvero..

in sala parto

Poi, la noia viene spazzata via dalla “compassione”, nel vero senso della parola, dal patire insieme, dal desiderio di farsi carico almeno in parte del dolore della compagna. Cosa impossibile, che genera una devastante sensazione di impotenza, se non di vera e propria inutilità.

Forse negli ultimi decenni gli uomini hanno “partecipato” di più al parto, assistendo alla nascita dei loro bambini e rimanendo al fianco delle loro donne, ma non c’è niente da dire, durante il parto mariti e compagni sono inutili, impotenti e molto probabilmente anche di intralcio – soprattutto quando danno consigli sulla respirazione e sulla concentrazione..   Certo, si dirà che anche la sola “presenza” è importante ma la verità è che non possiamo fare proprio nulla di concreto nè per alleviare il dolore nè per essere d’aiuto (forse l’unica funzione dell’uomo in sala parto è quella di “cuscinetto” grazie al quale, attraverso gli insulti rivolti al partner, il dolore sembra più sopportabile.. o così ci viene raccontato, dopo).

Il resto è, appunto, dita stritolate e unghie nelle braccia durante le contrazioni, urla e gemiti di dolore (confermo l’impressione avuta durante il primo parto – anche se lì con la condivisione delle sale travaglio e quindi la compresenza di decine di partorienti era tutto ancora più accentuato – di trovarsi nel dietro le quinte di un film a metà fra il porno e l’horror…), lacrime di dolore e infine di gioia quando all’ultimo urlo in seguito all’ultima spinta, si sente il primo vagito e tutto sembra fermarsi: dalla foga degli ultimi momenti alla rilassatezza del momento in cui mentre il piccolo esserino ha già trovato la tetta e poppa inconsapevole ma felice si ha il tempo di concedersi una carezza e un piccolo bacio.

Ma ora veniamo un pò al racconto del vissuto.

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Il mio parto (VBAC)

10-04-2011
La giornata trascorre come molte altre a casa. Io cerco di sfruttare questi ultimi giorni, forse ore per qualche lavoretto o regalo per i miei piccoli. Con il trapano buco dei cubetti di legno per il piccolo Ale da infilare con una stringa e li dipingo. Cucio una mini fascia equAzioni in lino cosicchè Ale possa portare la sua bambola “Maschio” come io e il suo papone porteremo Federico.

mamma col pancione e ale

Dopo cena guardiamo tutti insieme una puntata dei Simpson al computer e poi mettiamo a letto Ale. Noi invece decidiamo di finire di leggere le ultime pagine del libro “Parto di testa” che avevamo iniziato e mai finito quando ero in attesa di Ale e alle 23.45 andiamo a letto.

11-04-2011
Io, al contrario di Davide, non riesco a prendere subito sonno e dopo neanche mezz’ora si rompono le acque!

Essendo ancora sveglia riesco ad alzarmi tempestivamente dal letto e a correre in bagno e nel mentre chiamo Davide, più volte, perché dorme talmente profondamente che lo sveglio a fatica. E una volta aperti gli occhi non capisce bene che cosa gli stia dicendo.

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