La vita ridotta all’osso – Leo Hickman

Leo Hickman- La vita ridotta all’osso: Un’anno senza sprechi: le disavventure di un consumatore coscienzioso.

Ed. Ponte Alle Grazie pg 268 € 16

vitaridottaossoLeo Hickman è un giornalista del Guardian, fino a qualche anno fa non si era mai fatto più di tanti problemi a proposito del vivere etico. Un pò per sfida, un pò per scherzo e un pò per semplicemente per iniziare una nuova e particolare rubrica sul suo giornale, ha iniziato a porsi delle domande e a vedere come fosse possibile davvero per ogni singolo abitante del pianeta ridurre la propria “impronta ecologica”.

Ho comprato questo libro tra l’interesse e lo scetticismo, non capivo se era opera di un attivista intenzionato a raccontare con ironia le difficoltà quotidiane del vivere etico o di un giornalista senza scrupoli atto a screditare e ridicolizzare i consumatori consapevoli. Devo dire che il sottotitolo in italiano non aiuta, anzi è un po fuorviante e mi faceva pensare alla seconda supposizione. In inglese invece è un pò piu neutro “Il mio anno cercando di vivere eticamente” ma con decisamente meno appeal.

Inutile dire che ho letteralmente divorato le sue 268 pagine, e che in molte occasioni ho rivissuto gli stessi dubbi, le stesse conquiste e le stesse delusioni. Lo stile dell’autore è semplice e fresco, molto diretto e d’impatto, affronta ogni argomento con la giusta ironia e la dovuta serietà (d’altronde è un articolista di un prestigioso giornale londinese) e questo fa si che il libro risulti interessante sia a chi è già addentro a queste “pratiche” sia ai cittadini inconsapevoli della propria responsabilità verso l’ambiente.

La grossa pecca di chi cerca di diffondere le argomentazioni della sensibilità ambientale, del consumo critico e del vivere etico, solitamente è proprio l’arroganza da “illuminati” con cui si opera l’evangelizzazione, con la quale si cerca di fare proseliti (con scarsi risultati) oppure il fatto che il messaggio è rivolto e raggiunge solo persone che già lo condividono. Leggi tutto “La vita ridotta all’osso – Leo Hickman”

Una nuova narrazione del mondo – Riccardo Petrella

Una nuova narrazione del mondo
Riccardo Petrella
Una nuova narrazione del mondo
EMI pp. 192 – Anno 2007 – € 10,00

nuovaNarrazioneMondoRiccardo Petrella è un economista politico che ha lavorato per diversi anni alla Commissione Europea di Bruxelles, nel 1991 ha fondato Il Gruppo di Lisbona per analizzare i cambiamenti della globalizzazione e nel 1997 ha istituito il Comitato Istituzionale per Il Contratto Mondiale dell’acqua.

Questo libro nasce dalla rielaborazione di un intervista a lui posta da Roberto Bosio. Ed infatti all’interno dei suoi 7 capitoli presenta domande e risposte risultando così più incisivo e di scorrevole lettura.

Dalla quarta di copertina si legge:

La narrazione dominante del mondo d’oggi è ispirata da 3 forze maggiori:

– la fede nella tecnologia
– la fiducia nel capitalismo
– la convinzione dell’impossibilità di alternative al sistema attuale.

La Teologia Universale Capitalista (TUC) è alla base del sogno mondiale del capitalismo e di una società di mercato competitiva.

La nuova narrazione del mondo costruisce una rappresentazione del mondo, fondata su 7 principi:

– il principio della vita
– il principio dell’umanità
– il principio del vivere insieme
– il principio dei beni comuni
– il principio della democrazia
– il principio della responsabilità
– il principio dell’utopia.

L’originalià e lo spunto interessante del libro sta proprio nel interpretare la attuale situazione economica e sociale del mondo attraverso la metafora religiosa. La Teologia Universale Capitalista ha quindi la sua trinità (liberalizzazione, deregolamentazione, privatizzazione), la sua Pentacoste (la tecnologia), il suo vangelo (quello della competitività), i suoi teologi e i suoi evangelisti ecc. Perfino la sua nuova arca di Noè: il mercato globale! Leggi tutto “Una nuova narrazione del mondo – Riccardo Petrella”

Coscienza Globale – Oltre l’irrazionalità moderna – Mario Capanna

Mario Capanna
Coscienza Globale – Oltre l’irrazionalità moderna
Baldini Castoldi Dalai Editore
16€ 2006 170 pg

cover_coscienzaGlobale

Mario Capanna si è laureato in filosofia, è / è stato uomo politico, è scrittore e giornalista, è stato leader del movimento studentesco nel 68 ed è presidente al Consiglio dei Diritti Genetici, è ambientalista e pacifista ma anche coltivatore diretto e apicoltore. Tutte queste sue caratteristiche sono sufficienti, a seconda delle singole posizioni ideologiche e/o pregiudizi, ad spingere ad acquistare subito il suo libro divorandolo in pochi giorni oppure a riporlo immediatamente nello scaffale e ad allontanarsene con disprezzo.

Io l’ho acquistato e letto perchè mi ha colpito soprattutto il sottotitolo. Infatti per quanto viviamo nell’era del progresso, della “scienza” economica e della tecnica, ho sempre pensato che il nostro mondo sia caratterizzato da enormi contraddizioni e paradossi che nascono da una profonda irrazionalità (se non vera e propria stupidità..).

Il libro si fa leggere molto bene, con interessanti e approfondite, ma mai noiose, analisi storiche e filosofiche sull’evoluzione dei rapporti fra uomini, fra uomo e ambiente e fra uomo e tecnica/tecnologia. Spesso i suoi ragionamenti partono soprattutto dal rapporto / uso che l’uomo ha/fa con quest’ultima. L’uomo di oggi è “mediato”, nel suo rapporto con la realtà, da un’infinità di strumenti tecnici, ma quanto questa mediazione agevola/influenza/interferisce con la conoscenza della realtà stessa? E’ vero che siamo più informati, ma è anche vero che sappiamo/conosciamo di meno – e questo mi ricorda una frase del libro “Ci salveranno gli ingenui” in cui l’autore Massimo Gramellini si chiede se oggi siamo più cittadini informati o più semplici consumatori di informazioni. Le tante troppe informazioni non ci danno il tempo di pensare, di riflettere e di assimilare e cosi si perdono i nessi causali fra gli eventi e ci si dimentica della memoria storica.

Ovvio che la tecnica di per se non sia ne buona ne cattiva e che tutto dipende dall’uso che se ne fa e dagli scopi che ci si prefiggono ma siccome ora la tecnica è piegata alle dinamiche del profitto i bisogni umani vengono sempre messi in secondo piano. La tecnica diventa quindi una sorta di nuova schiavitù a cui siamo sottoposti che oltre a mediare gli uomini li “dimedia” cioè li dimezza.. Citando Hans Georg Gadamer l’autore spiega perchè siamo schiavi, pensando di essere padroni, cosa questa che è la maggiore caratteristica, ed assurdità, di questo tempo…

Un fattore molto interessante del libro è che nelle sue analisi, Capanna ricorra spesso all’etimologia, alle origini greche e latine delle parole chiave del suo libro, per svelare le ambiguità che possono generare e i capovolgimenti concettuali a cui sono state sottoposte durante la Storia. Prime fra tutte la stessa parola economia che in greco significa “regole della casa”, “amministrazione della casa”, andando a comprendere tutte quelle attività di gestione domestica subordinate alle esigenze e ai bisogni dei suoi abitanti, oppure la parola conquistare dal latino conquiro che significa cercare con diligenza, ricercare.

Questo ribaltamento dei significati imposto e diffuso nel tempo grazie alla tecnica e alla prepotenza, ha fatto si che ora ci troviamo in un mondo “rovesciato” in cui la maggior parte delle persone vive nella miseria mentre una piccolissima elite consuma la maggior parte le risorse del pianeta, in cui la parte di pianeta che si ritiene civilizzata, superiore e portatrice di pace e democrazia, è quella che produce e vende armi, sfrutta gli indifesi e inquina e distrugge noncurante il pianeta (questi e molti altri paradossi simili vengono analizzati anche in “A testa in giù” di Eduardo Galeano).
Analizzando il ruolo della tecnica e della guerra nel corso dei secoli Capanna dimostra che non è assolutamente vero che l’aggressività, la prepotenza e la prevaricazione del mondo moderno siano insiti nella natura umana ed inevitabili, come inevitabile dovrebbe essere anche la subordinazione dell’uomo alla tecnica, al profitto e al capitalismo. Non è perciò vero che il mondo sia sempre andato, e sempre andrà, avanti cosi… e si apre quindi uno spazio all’alternativa, alla speranza e alla possibilità di ripristinare una situazione di equità, giustizia e rispetto, per la natura e per gli uomini tutti.

La nostra condizione odierna è quella di una assurdità vissuta pericolosamente e se come disse Einstein “L’umanità avrà la sorte che saprà meritarsi” stiamo rischiando davvero grosso e la coscienza globale, intesa come percezione dell’insieme, come modo di porci come parte del tutto, ci potrebbe permettere di ritrovare l’equilibrio, raggiungere la giustizia sociale, preservare l’ambiente e la biodiversità e infine quindi perpetrare la specie umana!

introduzione

{Sobrietà, Convivialità, Solidarietà, Equità} = EquAzioni : la nostra formula per il mondo che vorremmo;

Ormai la frase Un’altro mondo è possibile è inflazionata e il suo abuso la fa ricondurre più a slogan di piazza che a proposte innovative ed utopiche.

Spesso viene usata per imbrigliare sotto un unica bandiera, e con una accezione negativa, tutto quell’insieme di persone gruppi associazioni che lavorano o si impegnano politicamente e nel sociale, che rifiutano in toto il sistema capitalistico o semplicemente vorrebberro che il libero mercato assomigliasse più ad un festoso luogo di incontro e di scambio che ad una giungla. Persone diversissime, di diversa estrazione sociale, culturale, politica e anche religiosa, ma accumunate da quest’unica convinzione: che un altro mondo sia possibile.

Anche noi ne facciamo parte, ma ci piacerebbe che proprio coloro che storcono il naso di fronte all’ennesimo blog alternativo ecologista altermondialista equosolidale ecc ecc, si fermassero un po a leggere e a scambiare idee e opinioni.

A noi piace conoscere, studiare, capire, relazionarci e confrontarci, soprattutto con idee diverse, d’altronde “se stiamo a cantarcela” sempre fra di noi, tutti questi bei discorsi diventano inutili e sterili. Ovvio che ci piacerebbe diffondere le nostre convinzioni, ma non vogliamo però imporre le nostre idee; più che altro ci piace condividerle, renderle note a chi magari per cinismo o per ideologia non ne è a conoscenza o ne è diffidente.

Una società più rispettosa per l’ambiente, equa, dove regna la giustizia sociale, la sobrietà e la convivialità, dove fioriscono le culture e si intessono relazioni sincere non deve essere necessariamente grigia, triste, piena di impegni noiosi e di sacrifici.

I pensieri, le idee, i progetti, i consigli, le storie che vogliamo raccontare vogliono più essere degli esempi di come possa essere divertente e gratificante, provare a vivere più in armonia con se stessi, con gli altri e con la natura.

Questo blog vuole essere anche un diario personale e pubblico del nostro percorso, pieno di sfide, vittorie e fallimenti. Perchè no, non siamo illuminati, nè superiori, nè perfetti, e nemmeno abbiamo la presunzione che il nostro modo di vivere sia il migliore e il più responsabile. Siamo solo persone, persone comuni che vogliono conoscere, e seguire, le strade che conducono a questo meraviglioso altro mondo possibile, e magari, perchè no, inventarne qualcun altra. Nuova, mai battuta, personale. E da condividere.