Mobilità sostenibile – cosa significa?

Il superamento dei livelli di inquinamento è ormai all’ordine del giorno in molte città, il traffico è sempre congestionato, e i mezzi pubblici sono sempre troppo pochi e troppo pieni. Andare in bici è diventato uno sport estremo e anche muoversi a piedi, magari in carrozzina o con un passeggino può davvero rivelarsi impresa ardua. Se a tutto ciò aggiungiamo, pedaggi, soste a pagamento, multe, incidenti, pirati della strada, smog e inquinamento acustico, verrebbe da pensare proprio “ma chi ce lo fa fare di spostarci ogni giorno per le nostre città?”.

Si dà il caso che però la mobilità urbana non è solo un piacere, ma spesso un’esigenza irrinunciabile, quindi da più fronti, cittadinanza, terzo settore, amministrazioni locali e politica, si sente sempre più spesso parlare di mobilità sostenibile.

Ma cos’è la mobilità sostenibile?

La mobilità sostenibile è un sistema di mobilità urbana in grado di conciliare il diritto alla mobilità con l’esigenza di ridurre le cosiddette esternalità negative ad essa connesse. In pratica si tratta di tutti quei provvedimenti che permettono di garantire gli spostamenti urbani della popolazione riducendone gli effetti negativi in termini di emissioni nocive, smog, inquinamento acustico, congestione del traffico e incidenti.

Questi provvedimenti possono essere di vario tipo, ognuno di essi ha costi e benefici diversi sulla mobilità, impatti diversi sull’economia sociale e famigliare e a livello mediatico e infine rappresentano impostazioni politiche molto diverse.

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Tutorial – Da materassino yoga a ciabatte

L’estate è arrivata e tutti i corsi sono finiti, compreso quello di yoga. E il vostro materassino è stato prontamente riposto nell’armadio, in attesa di scoprire quale sarà il suo destino, nel caso deciderete di non riprendere mai il corso di yoga.

Un’idea potrebbe essere quella di dargli nuova vita, portandolo con noi al mare o in piscina, una volta trasformato in una paio di ciabatte!! Come? Vi servono un materassino, un paio di forbici e della colla a caldo.
Guardate l’inizio di questo video:

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=aAFoNy2-nF8]

Il video è molto chiaro anche per chi non parla inglese, ma se qualcuno ha ugualmente difficoltà vi aiuto io con una breve spiegazione.

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Come costruirsi un fasciatoio

Il 3 giugno è nato Alessandro e da brava mamma ho preparato tutto per il suo arrivo.
Oltre all’occhio, da brava educatrice di asilo nido, ho pensato molto anche alla praticità e quindi, per quanto riguarda il fasciatoio avevo scartato i bei mobili-fasciatoio completi di cassettoni, in coordinato con la cameretta.

A pensarci possono sembrare comodi e “salva spazio”, ma di praticità ne habbo ben poca.
Dopo l’esperienza di migliaia e migliaia di cambi di pannolini e di sederi lavati ho innanzitutto stabilito che il mio fasciatoio sarebbe stato posizionato in bagno.
Perchè? Provate ad usare i mobili-fasciatoio e, dopo aver tolto il pannolino a correre col sedere al vento fino in bagno e poi ne riparliamo!!!
Già, avrete tinto tutte le pareti che separano la camera dal bagno!!

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Come fare il pane a mano

Dopo aver provato ad utilizzare una moderna macchina per impastare e cuocere il pane… abbiamo presto deciso di tornare ai metodi tradizionali!
Sicuramente il procedimento risultava più semplice e comodo, dovendo preoccuparsi solamente di versare nel contenitore gli ingredienti nelle giuste dosi. La pagnotta che veniva sfornata dalla macchina però risulta a mio avviso troppo “pesante”, troppo compatta e condensata.
Quindi, come dicevo, siamo tornati all’autoproduzione di quest’alimento tanto semplice quanto ricco e nutriente.
E allora veniamo alla mia ricetta non troppo segreta.

Ingredienti:
– 1 kg farina 00
– 2 bustine di lievito in polvere
– 1 cucchiaino di zucchero
– 4 cucchiaini di sale
– 600 ml acqua tiepida

Procedimento:
Mischiare in una ciotolina il lievito e lo zucchero (che favorisce la lievitazione) con un pò d’acqua e lasciare riposare per circa 15 minuti affinchè diventi una specie di cremina.
Versare in una terrina la farina, il sale, il lievito e, poco alla volta, l’acqua.
Mescolare bene con un cucchiaio di legno cercando di amalgamare il più possibile gli ingredienti.
Sporcare con della farina il tavolo o il piano di lavoro e versarci sopra l’impasto.
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Report – Pil e nuovi modelli di sviluppo

Per quanto sono anni ormai che leggiamo/studiamo/ci interessiamo a un nuovo modello di vita meno incentrato sull’economia (leggi completamente dipendente) e quindi in cui il ben-essere non sia confuso con il tanto-avere, ieri sera siamo rimasti piacevolmente colpiti di vedere in tv un servizio in cui il PIL è stato messo in discussione.
Ovviamente l’unica trasmissione in grado di compiere un atto tanto provocatorio poteva essere solamente Report. Se ve la siete persa sul loro sito potete leggere l’intera trascrizione della puntata dove vengono intervistati diversi studiosi, economisti ed imprenditori che hanno avuto il coraggio di dubitare dell’efficacia del Pil come indicatore di benessere sociale e che hanno sviluppato sia nuovi indicatori di calcolo che nuovi meccanismi/comportamenti virtuosi in grado di ridurre l’impatto della nostra economia sull’ambiente.

Tra questi Maurizio Pallante e Roberto Lorusso, il primo autore di La Decrescita felice – La qualità della vita non dipende dal pil, il secondo autore insieme a Nello De Padova di DePILiamoci. Liberarsi del PIL superfluo e vivere felici, due ottimi libricini, che ben lontani dalle astrusità del linguaggio accademico degli economisti, risultano illuminanti nella loro semplicità.

[youtube=http://www.youtube.com/watch?v=-AF13ej-vDg&hl=en] Leggi tutto “Report – Pil e nuovi modelli di sviluppo”

Il cestino natalizio dell’Autoproduzione

A Natale spesso molti regali vengono fatti esclusivamente a causa di questa tremenda considerazione:

Se lui/lei mi fa il regalo e io non l’ho fatto che figura ci faccio? penserà che sono un/una tirchio/a o che non mi frega niente di lui/lei!!

E allora giù a comprare per pochi euro regali assolutamente anonimi ed impersonali ma coi quali si va sul sicuro oppure oggetti insulsi e inutili ma divertenti. Non importa la cifra, e non importa nemmeno se l’oggetto si addica più di tanto alla persona alla quale si regala. L’importante è avere quello che al momento dello scambio dei doni viene definito “un semplice pensierino”.

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