Antispecismo: riflessioni sul libro Restiamo Animali

Come reagite di fronte alle immagini o alle notizie dei bambini lavoratori sfruttati in cina, dei bambini soldato in africa o delle baby prostitute thailandesi?  Cosa pensereste se vi proponessero di mangiare delle belle cosce di orfano brasiliano? O se vi dicessero che su intere tribu africane vengono sperimentati nuovi medicinali?  Immagino che che se siete capitati su questo blog tutti questi scenari vi facciano indignare, accapponare la pelle, venir voglia di battervi per le ingiustizie di questo mondo.

Cos’è l’antispecismo?  Beh non è altro che l’estensione di questo senso di giustizia, equità, solidarietà e compassione a tutti gli esseri viventi, a tutte le specie, senza riservarli agli esseri umani.  E’ una estensione delle lotte portate avanti dall’anti-razzismo, ritenendo la suddivisione in specie (non tanto dal punto di vista biologico quanto etico e nel suo risvolto di dominio) arbitraria e ingiusta.   E rifiuta la mercificazione degli esseri viventi e la loro classificazione in base ai nostri scopi in animali “da latte”, “da macello”, “da corsa”, “da compagnia”, “da soma” allo stesso modo in cui tutti noi – credo e spero – rifiuteremmo di considerare tutti i cinesi  umani “da lavoro”, le bambine thailandesi “da sesso”,  i malati terminali africani “da sperimentazione”  e cosi via…

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Voglio andare a vivere in campagna: la mobilità NON sostenibile

Il sogno era quello di un qualsiasi cittadino.

vita di città contro vita di campagnaTrasferirsi fuori dalla metropoli lontano dal traffico, dall’inquinamento,  dalla frenesia quotidiana, dall’anonimato che accompagna fluidi di persone che percorrono insieme, ogni giorno, la stessa strada… Trasferirsi per non doversi chiudere in un anonimo centro commerciale per acquistare un prodotto qualsiasi, per scappare dalle strade affollate da auto, dai suoni dei clacson…

Trasferirsi in campagna per riuscire a vedere più di un misero quadratino di cielo, per respirare aria pulita, per riuscire a spingere lo sguardo lontano, magari su spazi ampi e verdi, per conoscere Persone, tessere relazioni e creare una comunità, per avere un contatto diretto con il proprio Comune e con chi lo amministra. Trasferirsi per poter acquistare prodotti sani e genuini direttamente dai produttori locali, per poter finalmente liberarsi dell’automobile per spostarsi in bicicletta o con i mezzi pubblici per gli spostamenti più lunghi.

Insomma, un sogno non poi così tanto originale, eh?!
Ma ci abbiamo provato e ci siamo trasferiti in campagna, come la definiscono molti tra i nostri amici e parenti,  ad una ventina di km da Milano.

Sugli scarsi, cari e sovraffollati mezzi pubblici che dobbiamo prendere per tornare in città abbiamo messo una pietra sopra da qualche anno e ci siamo concentrati sulle possibilità che offre la vita di provincia, sulla vita quotidiana della famiglia e in particolare dei nostri bambini.
In campagna la mobilità non può che essere più sostenibile che in città. E invece no…

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Pomodori a filiera corta, cortissima!

In questi ultimi anni si parla sempre di più di filiera corta e molte persone fortunatamente sono più attente negli acquisti.
Ma per alcuni prodotti si può pensare ad una filiera più che corta, cortissima, possibile grazie all’autoproduzione.

orto in vaso: i pomodori

E’ il caso degli ortaggi per esempio.
Certo non tutti hanno un giardino o possono permettersi di star dietro ad un vero e proprio orto.
Ma avere un piccolo orto in vaso da tenere in balcone o sul davanzale di casa è possibile, anche per chi vive in città e non ha molto tempo a disposizione.

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Orto in vaso e bambini: l’insalata

Quest’anno il nostro orto in vaso è davvero molto scarno ma ci tenevo che anche questa volta Ale (e Fede per la prima volta!) potesse avere delle piantine di cui prendersi cura giorno dopo giorno vedendole crescere, fiorire e dare i loro frutti.

orto in vaso: insalata

A fine marzo, dopo una cernita dei semi che avevamo in casa, Ale ha scelto di piantare dell’insalata, i suoi amati pomodori e qualche altra piantina.

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La civiltà del riuso

Questo libro l’avevo subito notato appena uscito in libreria, ma ancora prima di comprarlo, la Frà me l’aveva regalato.  Poi però è rimasto accantonato per qualche mese.  Dopo anni passati a leggere  di  riuso creativo, decrescita, riciclaggio e tematiche economiche e ambientali,  a praticarle quotidianamente e a diffonderle  sul blog e con la nostra associazione,  non ero poi cosi motivato/interessato a leggere un altra guida sul riuso.  Ma come ho letto su una azzeccatissima recensione su anobii,  questa non è una guida sul come riciclare, riutilizzare o ridurre, quanto sul perchè farlo. E’ una raccolta divulgativa sul nostro rapporto con gli oggetti e con il mercato, tra l’altro arricchita di affascinante citazioni letterarie.

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Pupazzo di neve

La neve: una magia per grandi e piccini!

pupazzo di neve

Iieri ci siamo goduti al calduccio lo spettacolo dei fiocchi di neve che sono caduti per ore e ore ricoprendo tutto (prati, strade, tetti, piante…) con un leggerissimo bianco mantello e prima di andare a dormire ho preparato il bigliettino per la sorpresa del calendario dell’avvento dell’indomani – ecco il vantaggio del non preparare in anticipo tutte le sorprese: non avrei saputo prevedere la nevicata!!

E così questa mattina, Ale tutto eccitato si è messo insieme a me alla ricerca di tutto l’occorrente per il nostro pupazzo di neve: dei bastoni per le braccia, un cappello, paraorecchie e una sciarpa per non fargli prender freddo, dei tappi colorati per occhi e bocca, una borsa e, ovviamente non poteva mancare una carota per il naso!

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