Imparare autostima e autocritica a scuola

Gennaio 2016. Colloquio di metà anno, seconda elementare.

Insieme all’invito al colloquio con la sua maestra, Alessandro ha portato a casa anche un questionario di autovalutazione da lui compilato in classe e un questionario facoltativo per i genitori.

Sono rimasta molto colpita da questa novità (lo scorso anno, nonostante lo svolgimento del colloquio sia stato lo stesso, i bambini non avevano dovuto fare nessuna autovalutazione) e ancor più nel leggere le sue risposte!

Nel questionario, suddiviso in una prima parte che riguarda le competenze organizzative e sociali e una seconda relativa alle singole materie, i bambini potevano dare una valutazione alle proprie performance scegliendo una delle 3 faccine.

questionario-autovalutazione

Questo tipo di questionari serve agli insegnanti per mettersi in dialogo con i bambini cercando di comprendere la loro percezione sul lavoro svolto nonchè difficoltà che potrebbero non saltare subito all’occhio della maestra.
Più che per l’insegnante, questo strumento è in realtà pensato come aiuto al bambino stesso : viene infatti promossa l’auto-consapevolezza e la valutazione dell’apprendimento e dei risultati ottenuti.

Parallelamente l’insegnante compila lo stesso questionario per ciascun bambino così da poterli confrontare e usarli come traccia per il colloquio insieme ai genitori. Al colloquio è invitato insieme a mamma e/o papà anche il bambino. Questa cosa mi piace davvero molto rispetto ai classici colloqui italiani, durante i quali troppo spesso i genitori si sentono in prima linea giudicati e valutati. Qui si tratta piuttosto di un dialogo tra l’insegnante e il bambino in cui sono ovviamente coinvolti anche i genitori che possono dare dei riscontri per quel che riguarda apprendimento, attitudini e gli interessi extra scolastici. Il colloquio si conclude infine con la proposta da parte della maestra (e del bambino, ma solitamente in seconda si limitano ad accettare quelli della maestra!) di uno o più obiettivi che il bambino deve impegnarsi a raggiungere per la fine dell’anno e il tutto viene sottoscritto da tutte le parti in un vero e proprio contratto.

Ciò che più mi piace di quanto vi ho raccontato è che il bambino ha la possibilità di imparare a non identificarsi con i propri risultati e a vedere una singola valutazione, soprattutto se negativa, come una possibilità di riflessione e miglioramento. E’ normale infatti che inizialmente il bambino faccia riferimento ad episodi specifici e concreti per autovalutarsi; in questo modo invece imparano che un giudizio non è definivo, che si tratta solo di una piccola tappa all’interno di un lungo processo di apprendimento. O ancora che sono tanti i fattori che possono far andare male un compito: può essere quindi l’occasione per imparare a gestire la tensione, stress e ansia da prestazione.

giudizio-ale

“Anche qui hai lavorato molto diligentemente.
Ora hai una bellissima calligrafia.”

L’insegnamento più grande credo di averlo però ricevuto io leggendo le risposte decisamente troppo severe del questionario di Ale: sono estremamente orgogliosa di lui e dei suoi risultati, indipendentemente che si parli di arrampicata o di grammatica tedesca, e cerco di dimostrarglielo incitandolo a dare sempre il suo meglio. Solo che il suo meglio si mischia evidentemente spesso con quello che lui crede sia un mio standard. Insomma il mio chiedergli di continuare così, impegnandosi sempre a fare quello che può viene da lui tradotto come “mi aspetto che tu faccia di meglio”. E questo è la cosa che più lontanamente potrei mai pensare anche perchè altro non può portare che l’esatto contrario, ovvero una diminuzione dell’autostima, un’insicurezza e un’insoddisfazione perenne.

Che dire… non si finisce mai di imparare, nemmeno da genitori!

PS: Immagino che il messaggio che Ale ha portato a casa insieme al suo quaderno di scrittura (foto qui sopra) fosse riferito a me… visto che avevo fatto notare alla maestra che Ale a mio parere non aveva proprio un’ottima calligrafia…
Chissà, forse non è solo colpa del mio perfezionismo, ma anche dell’educazione che a mio tempo ho ricevuto.  Anche voi ricordate le pagine e pagine scritte in bella calligrafia? Sono cambiate le cose o anche i bambini, specialmente di prima e seconda, devono subire la stessa tortura??

 

7 pensieri riguardo “Imparare autostima e autocritica a scuola”

  1. L’idea di avere anche il bambino come protagonista del colloquio la trovo una cosa giusta. In fondo, si parla di lui… quale momento migliore per confrontarsi e collaborare tutti insieme? Anche io necessito di traduzione… in tedesco non so una parola! Elisabetta

    1. esatto! e in questo modo non si parla solo ‘di lui’, ma è lui a dover parlare cosa che non è propriamente da dare per scontata…
      li aiuta ad esporsi in prima persona, a parlare davanti a qualcuno che pu intimorirli ma che è li per ascoltarli.
      spero che questo possa facilitarlo anche quando tra qualche tempo, davanti all’insegnante verrà interrogato o – se vogliamo vedere davvero lontano!! – per quando dovrà sostenere i primi i colloqui di lavoro! da qualche parte bisognerà pur cominciare, no? 😉

  2. Molto interessante… sembra molto giusto anche a me che i bambini partecipino agli incontri, cosa che da noi non accade nonostante possa ritenermi fortunata e visto che le maestre di Alice improntano sul dialogo diretto col bambino tutta la didattica. Anche l’autovalutazione è una cosa mi piacerebbe fosse fatta anche da noi. Per il discorso della calligrafia qui non c’è assolutamente alcuna pressione in tal senso e neppure io l’ho ricevuta da bambina… però neppure io so tradurre il testo scritto dalla maestra 😉

    1. uh daria… appena ho tempo devo raccontarti della lezione di ‘Klassenrat’ che hanno una volta a settimana, una sorta di consiglio di classe veramente speciale che appena ho scoperto mi ha riempito davvero il cuore!
      qui non è sicuramente tutto rosa e fiori, ci sono ovviamente come in ogni cosa pro e contro ma su certe cose ragazzi…sono davvero avanti! :)

  3. Bellissimo che i bimbi possano partecipare al colloquio: lo trovo davvero “civile” ed educativo. Il messaggio che arriva al bambino e’quello di valere, di avere voce in capitolo…E non è cosa da poco!
    Nelle nostre scuole purtroppo queste cose sono un miraggio…;-)

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