Spiegare la morte ai bambini

Ai funerali i bambini non si portano più. Perché – si dice – poi s’impressionano, non capiscono, hanno paura; meglio raccontare che il nonno è partito per un lungo viaggio, che la mamma è andata lontano lontano in un posto bellissimo dove c’è sempre il sole. Ma la verità,  è che siamo noi ad avere paura.**

Il post  riguardo all’educare i figli senza dio, ha generato una discussione decisamente accesa che ha superato i 250 commenti. Nelle fasi finali, quando ormai mi ero quasi stancato di ribadire i motivi della mia incapacità nell’accettare le risposte fornite dall’ipotesi Dio, è successa una cosa terribile.  Una banalissima febbre che ha colpito mio cognato ha portato alla devastante diagnosi di leucemia, neanche il tempo di due giorni per accusare il colpo e darsi forza nella speranza, che, in meno di 5 giorni dal primo sintomo, era già morto.  Lasciando la moglie vedova giovanissima con due figli dell’età circa di Fede e di Ale..

La cosa piu incredibile della morte, ancor di piu quando cosi improvvisa,  è l’assimilare l’idea dell’assenza. Il rendersi conto, il ricordarsi che quella persona non ci sia più,  lo spezzare quell’amaro automatismo che ci riporta alla realtà, quella sensazione di spaesamento che ci coglie ogni volta che ci si sveglia, o nel bel mezzo di una canzone, o alla fine di un film,  o durante un banalissimo gesto quotidiano e ci fa pensare, ah! cazzo no. è morto. me l’ero quasi dimenticato, tanto non mi sembra vero.  e il fatto che quando questo dopo qualche giorno, o qualche mese, non succede più, quando ormai si è pienamente consapevoli dell’addio,  quando ormai la morte ha occupato il posto di quella persona nella nostra vita quotidiana, il vuoto dentro sembri aumentare.

E di fronte alla nostalgia, alla fitta della mancanza, è inevitabile pensare a dove sia qulla persona, se vegli ancora su di noi, se ci possa vedere e sentire.

Quello con cui bisogna fare i conti non è la morte in sè, il decadimento del corpo e gli eventuali dubbi sul che fine faccia l’anima.  è l’assenza, la privazione dell’amato.  Trovo il motivo dell’abbandono un fattore quasi secondario, solo una piccola rassicurazione, un qualcosa che ci aiuti ad accettare il fatto compiuto, ma che non lenisce in alcun modo la mancanza.

Se è andato in cielo, perchè non torna?** Questa domanda semplice e ingenua quanto spiazzante, espressa da un bambino colpito da un lutto famigliare, secondo me racchiude tutta la complessità dell’argomento: Che cosa vogliamo spiegare:  Come e perchè si muore? Cosa succede a chi muore? Cosa succede a chi rimane? Come farsi una ragione dell’assenza? Come superare il dolore?  Nessuna risposta può essere soddisfacente. E nessuna spiegazione può lenire la ferita.

Se un caro amico parte, in una città o una nazione lontanissima, per amore o per lavoro, io posso rallegrarmi che abbia trovato la sua strada, posso consolarmi sapendo che lui è più felice, ma a me manca ora e qui, manca la quotidianità e la condivisione costante e fisica di gioie e dolori.  Lo stesso con la morte,  posso consolarmi sapendo che l’estinto ha smesso di soffrire, che sia in un posto bellissimo dove sta bene, si è ricongiunto a sua volta coi i suoi cari passati e che mi guarda da lassù, ma quello che viene a mancare è il crescere insieme, l’affrontare la vita insieme.   Per questi motivi risulta particolarmente complicato spiegare la morte.  Perchè qualunque giustificazione ci diamo, l’assenza rimane.

Quindi?!?   Quindi niente.  Quindi forse  prima di preoccuparci di come spiegare la morte ai bambini, dovremmo trovare un modo efficace di spiegarla a noi adulti. Perchè di certo io, adulto, non ho alcuna risposta, brancolo nel buio, tra la rabbia e la malinconia. Ma di una cosa sono convinto: che ai bambini non si deve nascondere nulla.  Possiamo e dobbiamo condividere con loro i nostri dubbi, le nostre paure e il nostro dolore. Perchè gli stessi dubbi, le stesse paure e lo stesso dolore probabilmente li stanno vivendo anche loro ( anche se,  si dice, “tanto loro non capiscono, non sanno nemmeno cosa significa morire“..) e non è giusto lasciarli a loro stessi, in nome di un qualche tabù o del timore di “traumatizzarli”…

******

Comunque… io le risposte non riesco a trovarle dentro una chiesa. e di certo, di fronte a domande, a questioni così grandi e incomprensibili, non riesco a trovarle dentro di me.  e non avendo un dio, non potendo pregare, rivolgo lo sguardo ai libri** e alla musica.  perciò che questa canzone possa essere il mio saluto per te, e l’augurio che possa concedere a lei la forza necessaria per risollevarsi da questa terribile perdita…

 

Death is not the end (Bob Dylan) - Nick Cave and the Bad seeds

When you're sad and when you're lonely
And you haven't got a friend
Just remember that death is not the end
And all that you held sacred
Falls down and does not mend
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
When you're standing on the crossroads
That you cannot comprehend
Just remember that death is not the end
And all your dreams have vanished
And you don't know what's up the bend
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
When the storm clouds gather round you
And heavy rains descend
Just remember that death is not the end
And there's no-one there to comfort you
With a helping hand to lend
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
For the tree of life is growing
Where the spirit never dies
And the bright light of salvation
Up in dark and empty skies
When the cities are on fire
With the burning flesh of men
Just remember that death is not the end
When you search in vain to find
Some law-abiding citizen
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end
Not the end, not the end
Just remember that death is not the end

 La morte non è la fine (Bob Dylan) - Nick Cave and the Bad seeds

Quando sei triste quando ti senti solo
e non hai nessun amico
allora ricordati che la morte non è la fine

E tutto ciò che hai ritenuto sacro
si sgretola non si ripara
allora ricordati che la morte non è la fine
non è la fine, non è la fine
allora ricordati che la morte non è la fine

Mentre stai in piedi di fronte a un bivio
che non riesci a comprendere
allora ricordati che la morte non è la fine

E tutti i tuoi sogni sono svaniti
e non sai cosa succede dietro l'angolo
allora ricordati che la morte non è la fine
non è la fine, non è la fine
allora ricordati che la morte non è la fine

Quando le nubi in tempesta ti si radunano attorno a te
e la pioggia scroscia
allora ricordati che la morte non è la fine

e non c'è nessuno qui a consolarti
con una mano tesa verso di te
allora ricordati che la morte non è la fine
non è la fine, non è la fine
allora ricordati che la morte non è la fine

mentre cresce l'albero della vita
dove lo spirito non muore mai
e la luce splendente della salvezza
apre l'oscurità e i cieli vuoti
quando le città sono in fiamme
con la carne al fuoco degli uomini
allora ricordati che la morte non è la fine

Quando cerchi invano di trovare
qualche cittadino rispettoso della legge
allora ricordati che la morte non è la fine

non è la fine, non è la fine
allora ricordati che la morte non è la fine
non è la fine, non è la fine
allora ricordati che la morte non è la fine

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(**) Così è la vita - Imparare a dirsi addio (book cover)  Citazioni tratte dal libro

Così è la vita – imparare a dirsi addio. Concita De Gregorio (Ed. Einaudi)

 

 

 

P.S.

Appena avremo raccolto sufficienti informazioni pubblicheremo altri post sull’argomento, nella speranza di poter d’essere d’aiuto a chi si troverà a dover spiegare la morte ai bambini.

21 pensieri riguardo “Spiegare la morte ai bambini”

  1. Condivido l’idea che dobbiamo condividere con i nostri figli anche quello che non capiamo, dobbiamo trasmettergli tutti i lati della vita e tutte le sfaccettature della nostra esperienza.
    Un abbraccio a voi,
    ciao

  2. Ciao e, per quello che può valere quello di una sconosciuta, vi mando un abbraccio. Sull’assenza sono d’accordo, per quanto passino gli anni in tantissime occasioni l’assenza di mio padre e per mio marito dei suoi genitori si fa sentire tanto. Nonostante il nostro essere credenti, nonostante la sicurezza di un dopo (anche se la fede ogni tanto vacilla) se questi nonni fossero stati qui ora….. Eppure, eppure dopo anni a volte mi trovo a parlare con mio padre, come se parlassi tra me: forse è un meccanismo consolatorio non so. Alla sua morte avevo un figlio solo di 14 mesi che dopo il funerale vedendo il letto vuoto del nonno diceva “Più”: aveva imparato da solo quello che a parole non si spiega…. Possiamo tenere nascosto quanto vogliamo, ma loro hanno le antenne e capiscono ugualmente, quindi sì, le cose vanno spiegate e condivise. Sono appena stata ad un incontro sugli affidi familiari in cui proiettavano un film documentario sull’esperienza di alcune famiglie; una di queste aveva ospitato una situazione di malattia terminale e si domandava se avesse fatto bene con dei figli in casa. Questa la risposta che si è data, (scusate non ricordo la citazione esatta) “è con la morte che capisci la vita”

  3. Mi dispiace moltissimo per la vostra perdita.
    Condivido tutto, la scelta di non nascondere nulla ai bambini, di condividere con loro dubbi e dolore.
    Personalmente credo che l’amore che qualcuno ci ha dato resti con noi anche dopo la sua morte, che l’assenza della morte non sia totale. Ritroviamo chi abbiamo amato nel cuore, ascoltandoci attentamente riusciamo a riprovare la sua voce. Non consola… Perché non è tutto, e di chi amiamo vogliamo tutto… Ma è comunque qualcosa. Che resta, e che nemmeno la morte può portarci via.

    1. hai ragione irene. ed è proprio questo che possiamo spiegare ai bambini. ogni volta che quella persona ci mancherà potremo cercare di ricordare tutti i bei momenti vissuti insieme, guardare fotografie, ascoltare canzoni….
      certo, nulla potrà colmare quel vuoto. ma niente e nessuno potrà mai portarcelo via del tutto.

  4. Io sono una di quelli che vi legge da tanto tempo, ma in disparte…non intervengo mai , non so neanch’io perché. Questa volta lo faccio , forse perché abbiamo avuto gli stessi dubbi in occasione della morte dei miei genitori avvenuta ad un anno esatto di distanza l’uno dall’altra. Tommaso all’epoca della morte di mio papà aveva 3 anni (Teresa era appena nata da due mesi ), ha avuto modo anche di vedere il nonno che non stava più bene negli ultimi tempi e non ce la faceva più a giocare con lui. Diciamo che è stato per tutti un evento molto naturale e nonostante il forte dolore labbiamo vissuto tutti molto serenamente. La morte di mamma invece ci ha colto di sorpresa e facciamo ancora fatica ad assorbire il colpo e Tommaso deve aver avvertito questa sensazione. In entrambi i casi , sia perché non avevamo alternative, sia perché ci sembrava naturale così, Tommaso ha partecipato ai funerali,( creando anche perplessità e giudizi su qualcuno presente…avevo anche Teresa nella fascia) ma lui sembra aver vissuto tutto molto serenamente anche se era dispiaciuto nel vederci piangere senza riuscire a capire fino in fondo il perché. E’ voluto entrare anche nella camera del nnno che è morto in casa e , mentre io avevo qualche perplessità, mia mamma molto serenamente gli ha preso la mano e l’ha accompagnato a salutarlo. Nel caso della nonna ha voluto portargli dei disegni che ha messo nella bara. non so neanch’io se abbiamo fatto bene o meno a mostrargli già la morte così piccolino, ma in quei momenti ognuno di noi stava affrontando il dolore a modo suo e abbiamo lasciato anche lui libero di farlo. Anche per me una fonte di spiegazione e di consolazione restano il libri e così ho preso per Tommaso il libro “L’anatra, la morte e il tulipano” di Wolf Erlbruch, una storia molto delicata sul tema della morte, che ho regalato anche ai miei fratelli. Chiedo scusa per l’intrusione e per il mio primo post così lungo.
    un abbraccio Federica

    1. federica grazie per aver condiviso la tua esperienza! credo sia davvero difficile dover affrontare il dolore per la perdita di qualcuno che ci sta davvero a cuore. ma hai scritto tu è assolutamente giusto che ognuno di noi abbia la possibilità di affrontare questo dolore a modo suo. bambini inclusi. perchè anche loro fanno parte della famiglia. anche loro hanno dei sentimenti. e per quanto sia difficile comprendere e accettare la morte possono e devono farlo anche loro. non abbiamo il potere di escluderli dal dolore della perdita. nè con la religione nè in nessun altro modo.
      p.s. grazie per aver citato anche il libro “L’anatra, la morte e il tulipano”. Ci siamo documentati un pò in materia di libri per bambini che riguardano la morte e stiamo preparando già un post!

  5. Mi spiace per tuo cognato.
    Quando è così improvvisa è anche peggio. Perchè fa più paura. Perchè un conto è sapere che si muore da vecchi o dopo lunga malattia, che insomma ci accorgiemo per tempo e finchè siamo giovani e sani non moriremo, un altro è perdere ogni tipo di certezza e temere in ogni istante di poter morire. Che anche questo, oltre all’abbandono, secondo me è un pensiero che più o meno inconsciamente ci accompagna durante un lutto.
    Io ai miei figli ho scelto di non nascondere niente e di parlare chiaro: se uno muore, è morto, punto. L’unica cosa che mi è venuta in mente è di farlo con più naturalezza possibile, perchè penso che i bambini capiscano prima di tutto la comunicazione non verbale, e solo dopo le parole. E quando le due cose non coincidono credo che tengano in maggiore considerazione la prima. Quindi la tartaruga è morta, la bisnonna è morta, il bisnonno è morto. Qualcuno gli ha detto che sono volati in cielo da Gesù. E da lì sono partite le domande, mentre la morte di per sè come fatto che accade l’avevano accettata. Così io mi arrabbio due volte: la prima perchè non mi piace vedere i bambini confusi, la seconda perchè mancano di rispetto a me ed a quello in cui credo o non credo.
    Ai funerali non li porto perchè è una cosa noiosissima e si stancherebbero ed inizierebbero a dare fastidio, e la cosa diventerebbe una mancanza di rispetto per chi sta lì apiangere il defunto.
    In camera ardente nemmeno perchè mi sembrano ancora troppo piccoli. Un conto è sapere che nonno è morto, un altro vederlo nella bara. Io sono ancora scossa al pensiero di un mio prozio che ho visto quando avevo sui 10 anni e non voglio far ripetere l’esperienza ai miei figli, non me la sento.

    1. come dici tu claudia se è ‘facile‘ parlare ai bambini della morte di persone anziane e malate, spiegare (ai bambini come a se stessi) che può accadere anche ad una persona giovane e sana è molto difficile. non perchè di fatto cambi qualcosa. la morte è la morte, chiunque colpisca. ma perchè ci mette di fronte all’evidenza che può capitare a tutti e in qualsiasi momento: adulti, nonni, giovani, vecchi, genitori, ragazzi e anche bambini.
      una malattia improvvisa, un incidente…
      ma questo non significa che il problema si debba nascondere anzi. ovviamente senza spaventarli e con tutte le rassicurazioni del caso ma se ne può parlare. anzi, alle volte può spiegare ai bambini che alcuni gesti o comportamenti sono davvero importanti per la nostra e la loro sicurezza, come nel caso dell’uso delle cinture di sicurezza o del seggiolino in auto!

  6. non so se è un caso dato da una diversa sensibilità, oppure proprio il fatto di aver perso due nonni nei suoi primi 14 mesi , ma mio figlio maggiore è stato il più sensibile al tema “morte” nel periodo dell’asilo. Che i bambini si interroghino e ci interroghino sui misteri della vita è naturale, ma ricordo la sua insistenza sul perché si muore, a quanto anni ecc. Tanto che si era confezionato una sua risposta, si muore a 100 anni (numero infinito per un bimbo piccolo) e chiedeva a noi, alla nonna e agli zii che età avessero, per assicurarsi che fossero ben lontani dalla data fatidica.
    L’unico che lo preoccupava un po’ era il bisnonno che aveva da poco superato gli 80.
    Ma ricordo anche che crescendo questa risposta non gli bastava più, perché “i nonni non avevano 100 anni quando son morti! E allora mamma?” E allora trovare le parole per dire che succede senza farlo eccessivamente preoccupare non era sempre facile
    Quando ero incinta della terza poi (lui stava per compiere sei anni) aveva espresso un desiderio, un modo di essere sicuro e estraneo da ogni pericolo: “mamma, quando compio sei anni facciamo che torno nella tua pancia e poi rinasco e poi a 6 anni ci ritorno ancora (ecc)”
    p.s. questo tema mi sta facendo pensare da stamattina, non credo di aver mai commentato tanto un blog…..

    1. credo che non esistano le ‘parole giuste’ in nessun caso. figuriamoci per un argomento delicato come questo!
      alle volte può essere utile ricorrere alle parole di qualcun altro e nel caso dei bambini magari ad una storia che possa esprimere meglio di noi ciò che vogliamo spiegare loro.
      un racconto che sia in grado di legittimare le loro paure, i loro dubbi, che sia in grado di dare sicurezza e conferme o che aiuti semplicemente a capire che alcuni eventi della vita vanno semplicemente accettati. perchè la morte fa parte della vita.

  7. Ciao,
    mi dispiace tantissimo per il vostro dolore…
    prima di tutto rispondo a Claudia-Cipi, è vero la morte improvvisa ti spiazza, ti mette di fronte alla nostra totale precarietà, ma la malattia e la sofferenza prolungate che portano all’inevitabile fine non sono da meno…
    Il mio ometto (4 anni) è in piena fase di domande sulla morte, mio papà non l’ha mai conosciuto dal vivo, ma solo tramite i miei racconti, una zia morta il mese scorso (al funerale non si è annoiato, anzi ha assorbito tutto come una spugna e pian piano rilascia tutto e fa domande) e una compagna di classe a cui è morta la mamma quando era piccola.
    La spiegazione che gli ho dato è che loro sono morti, non sono più qui con noi, e per questo siamo tristi, ma che non smettiamo di amarli e rimangono nel nostro cuore e nei nostri ricordi.
    Che non so dove sono, ma anche loro non smettono di volerci bene e ci guardano (mi piace crederlo anche a me)
    Un giorno mi ha chiesto…”tu hai visto morire il nonno?” e io “si” e lui “beh allora dimmi come si fa a morire voglio saperlo” gli ho spiegato che si ferma il cuore e non si respira più e lui con la manina cercava il cuore… da quel giorno ogni tanto controlla il mio di cuore se lo sente! mi fa una tenerezza infinita!
    beh penso che di domande ce ne saranno ancora e per molto tempo, ma sono contenta così perchè la morte fa parte della vita, e non è da nascondere.
    la rabbia, l’impotenza, il dolore fanno parte della vita e dobbiamo viverli e condividerli con loro che altrimenti capterebbero da noi solo questi sentimenti senza capire, senza avere la possibilità e la serenità di fare domande.
    …e poi che non siano anche un po loro che con la loro purezza e la loro dolcezza ci aiutano a ricordare con un sorriso…

    1. kiakia grazie! condivido quanto hai scritto e mi piace molto il modo che tu hai trovato per cercare di rispondere a tuo figlio.
      credo davvero sia importante trasmettere loro che anche i sentimenti come la rabbia, la tristezza, la malinconia sono sentimenti ‘giusti’ e ammessi. non vanno nascosti, ma condivisi. il fatto di sapere che non sono i soli ad essere dispiaciuti e arrabbiati può aiutarli a superare questa fase del lutto.
      e ci dà modo di aiutarli a ricordare chi non c’è più.
      il parlare della morte ai bambini è secondo me importante anche per regalare loro un pò di sicurezza. certo, tutti dovremo morire e la morte può cogliere chiunque in qualsiasi momento. ma generalmente questo non accade! la mano che controlla il cuore è la ricerca di questa conferma! probabilmente se non ne aveste parlato lui si sarebbe ugualmente posto le stesse domande, senza però ricevere risposta….

      quanto alle morti lente… non so come si potrebbe mai scegliere una morte rapida e indolore per qualcuno che si ama. ma non so nemmeno quanto potrebbe renderci felici averlo in vita ed essere impotenti davanti alla sua sofferenza!

  8. ciao, sono arrivata a questo post stamattina per caso, da un link sulle famiglie senza tv (come la nostra). in passato pero’ mi è già capitato piu’ volte di approdare qui dai motori di ricerca, per info varie su stili di vita sostenibili e alternativi, gravidanza ecc… (abbiamo una bimba di 7 mesi). sebbene non vi conosca personalmente, vi stimo molto per questo sito, che trovo di spirito molto “positivo e costruttivo” , un utilissimo mattoncino per costruire un mondo migliore. leggendo la data recentissima di questo post, vi faccio innanzitutto le mie condoglianze per il lutto nella vostra famiglia. quanto al tema “cosa dire ai bambini”…. è difficile… noi siamo cattolici praticanti e tuttavia, pur avendo una fede,con tutte le sue debolezze, in “cosa c’è dopo”… è davvero molto difficile pure per noi. però il post mi ha dato occasione di riflettere… ho immaginato cosa direi fra qualche anno a un ipotetico amichetto di mia figlia – di famiglia non credente, oppure di una religione diversa dalla nostra – che dovesse avere un lutto in famiglia. ci ho pensato su un po’ e volevo condividere con voi. non potrei dire “il nonno è andato da Gesù” o più genericamente “in Paradiso” ma forse una cosa da dire è che tutti noi prima o poi lasciamo questa terra perchè fa parte del ciclo della vita: come gli animali e le piante, anche gli uomini non sono infiniti e muoiono. alcuni muoiono vecchi dopo una lunga vita, altri più giovani per incidenti o malattie, cose che dimostrano che gli esseri umani non hanno il controllo di tutto e ci sono delle cose su cui non si può intervenire ma solo accettare. quello che però ci consola, è che ogni persona nella sua vita – breve o lunga – ha sicuramente costruito qualcosa di bello e di buono per gli altri, per migliorare un pochino il mondo, o -nel caso di gente morta giovane- ha almeno iniziato questa costruzione. a un certo punto hanno lasciato il cantiere, ma hanno anche passato a noi il testimone, come a dire: fino qui siamo arrivati insieme, adesso proseguite voi. ci hanno lasciato insegnamenti e spunti, come dei semi da andare avanti a coltivare. anche l’albero che muore e cade torna nella terra, ma nella terra dà ancora altri frutti. così chi ci ha lasciato non è più con noi nel corpo, ma resta vivo nel nostro ricordo e nel nostro portare avanti qui sulla terra gli ideali che ci accomunavano. e quando vedremo uno o più risultati della nostra opera, potremo dire: non saremmo arrivati fin qui se non ci fosse stato anche l’impegno di chi ora non c’è più. un abbraccio e scusate se mi sono dilungata troppo…

    1. ci hanno lasciato insegnamenti e spunti, come dei semi da andare avanti a coltivare. anche l’albero che muore e cade torna nella terra, ma nella terra dà ancora altri frutti.

      mi piace! 😀

      p.s. grazie dei complimenti elisa!

  9. Intanto vi abbraccio e vi ringrazio del post… Condivido quello che scrivete. Io ho perso mio padre quando Alice aveva 9 mesi in seguito ad un incidente a cui sono seguiti 3 mesi di terapia intensiva, pur essendo nonno, era relativamente giovane, 58 anni. Ho vissuto quei mesi come in un limbo, sospesi fra gli ospedali, gli interventi, le chiamate notturne per le emergenze improvvise… vedendolo soffrire e con pensieri confusi. Essendo oggi la festa del papà è da stamattina che lo penso e ancora oggi ogni tanto mi sembra di sentirlo arrivare col suo furgone in orto da noi a sistemare qualcosa… Si, la morte è difficile, il tempo non sana la mancanza di una persona cara anzi, se è possibile la fa mancare ancora di più. Alice ogni tanto guarda le foto in cui c’è il nonno e mi ha chiesto come mai non c’è più. Semplicemente le ho spiegato che ha avuto un brutto incidente e che è morto. Lei la vive come una cosa naturale… chissà perchè io un po’ meno…

  10. giovedì sono esattamente 17 ani che è morto mio papà e io (allora ventenne) ero accanto a lui, l’ho assistito insieme a mia mamma 24h/24h e ricordo come fosse oggi l’egoistica voglia che restasse con noi, insieme alla speranza che la morte lo liberasse dalla sua sofferenza…
    sapete cosa ha detto come ultima cosa, dopo alcuni giorni di incoscenza… “mamma” e sembrava l’invocazione di un bambino…

  11. io mi rendo conto che la maternità mi ha portato a vivere la morte, sempre con dolore, ma con più serenità e vedo che i bimbi la “capiscono” o la accettano, forse perchè la morte è quel limbo sconosciuto che loro hanno vissuto poco tempo fa, prima di nascere e di cui noi adulti non abbiamo più memoria… Sono convinzioni strampalate forse…

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