Crescere i propri figli senza Dio

Qualche tempo fa abbiamo letto in rete un interessante post tratto dal blog Kids without religion (Bambini senza religione) di una mamma che racconta del perchè ha deciso di crescere i propri figli senza Dio e abbiamo deciso di riproporvelo, tradotto dall’inglese.

bibbia pop-up‘Intorno ai 3 anni mio figlio ha cominciato a farmi un sacco di domande a proposito del Paradiso. Dov’è? Come lo raggiungono le persone senza un corpo? Come ti troverò lassù? Conoscete le domande che fanno i bambini. Per oltre un anno gli ho mentito inventando storie in cui io stessa non credevo. Come molti genitori amo mio figlio così tanto che non volevo che avesse paura. Volevo che si sentisse sicuro, amato e pieno di speranza. Ma in cambio avrei dovuto fargli il lavaggio del cervello per fargli credere storie che non avevano senso, storie che nemmeno io credevo. Un giorno avrebbe scoperto tutto questo e non avrebbe più avuto fiducia nel mio giudizio. Avrebbe scoperto che avevo inventato un’elaborata storia – non molto diversa da quella che raccontiamo ai bambini su Babbo Natale – per spiegargli l’inconsistente e illogica leggenda di Dio. E così ho pensato che dovevo essere onesta con mio figlio. Io sono atea e per anni ho vissuto ai margini della mia comunità. Come blogger, invece, ho scoperto che ci sono moltissimi altri genitori nel mondo come me. Stiamo crescendo una nuova generazione di bambini e sono in aumento i giovani agnostici, atei, liberi pensatori e umanisti che si spera riusciranno ad abbassare la febbre religiosa della nostra nazione.

Eccovi alcune delle ragioni per cui sto crescendo mio figlio senza Dio.

Dio è un cattivo genitore e non è un modello da prendere ad esempio. Se Dio è nostro padre, allora non è un buon genitore. I buoni genitori non permettono ai loro figli di infliggere del male agli altri. Le persone buone non restano a guardare gli atti orribili commessi contro uomini, donne e bambini innocenti. Essi non accettano la violenza e l’abuso. “Egli ci ha dato il libero arbitrio”, dite? I nostri figli hanno il libero arbitrio, ma noi continuiamo ad  intervenire guidandoli.

religione, dio e libero arbitrio

Via GTAForums

Dio non è logico. Quante volte avete sentito, “Perché Dio ha permesso che ciò accadesse?” E la risposta: “Non ci è dato capire.” Tradotto: Non lo capisco, quindi non ci penso e preferisco non affrontare la questione. Prendiamo ad esempio l’insensata tragedia a Newtown. Invece di affrontare il problema delle armi in America, rimandiamo le responsabilità verso Dio. Lui aveva una ragione. Voleva più angeli. Solo lui sa perché. Scriviamo poesie che dicono che abbiamo detto a Dio di lasciare le nostre scuole. Ora ci sta facendo pagare il prezzo. Se esiste un Dio buono, onnisciente, onnipotente che ama i suoi figli, perchè mai avrebbe permesso omicidi, abusi sui minori,  guerre, pestaggi brutali, torture e milioni di atti efferati da impegnare tutta la storia della l’umanità? Tutto ciò non va forse quanto Cristo ci ha insegnato nel Nuovo Testamento? La domanda che dovremmo porci è questa: “Perché permettiamo che questo accada?” Come possiamo risolvere questo problema? Nessuna persona immaginaria ci darà le risposte o ci spiegherà il perché. Solo noi abbiamo la capacità logica per risolvere il problema, e non dobbiamo abdicare queste responsabilità a “Dio” solo perché un tema è difficile o scomodo da affrontare.

Dio è ingiusto. Se Dio è giusto, allora perché risponde a stupide preghiere di alcuni sciocchi, facendo rimanere invece senza risposta altre importanti ed urgenti richieste? Ho conosciuto persone che pregano di poter trovare i soldi per comprare dei mobili nuovi. (Risposto) Ho conosciuto persone che pregano Dio di aiutarli a vincere una partita di calcio. (Risposto) Perché sono le preghiere dei genitori i cui bambini stanno morendo a rimanere senza risposta? Se Dio è giusto, allora perché ci sono alcuni bambini che nascono con difetti cardiaci, autismo, arti mancanti o congiunti ad un altro bambino? A quanto pare, non tutti gli uomini sono creati uguali.

ateismo

Via Fanpop

Perché un uomo buono viene picchiato senza motivo per la strada, mentre un uomo malvagio riesce a guadagnare grandi ricchezze approfittando di altri? Questo non è giusto. Chi crea un gioco che permette alla fortuna di governare l’esistenza del genere umano non ha creato un gioco equo. Dio non proteggere gli innocenti. Non tiene i nostri figli al sicuro. Come società, ci alziamo e parliamo a nome di chi non può farlo. Noi proteggiamo i nostri piccoli il più possibile. Quando un bambino viene rapito, uniamo le forze per ritrovarlo. Non tolleriamo abusi e maltrattamenti. Perché Dio non può, con tutti i suoi poteri di onnipotenza, proteggere gli innocenti? Dio non è presente. Non è qui. Insegnare ai nostri figli ad amare una persona che non possono vedere, odorare, toccare o sentire non ha senso. Significa insegnare ai bambini ad amare un’immagine, un’immagine che vive solo nella loro fantasia. Ciò che noi insegniamo loro, in effetti, è amare un’idea che abbiamo creato, nata dalle nostre paure e dalle nostre speranze.

Dio non insegna ai bambini a essere ‘bravi’. Un bambino dovrebbe fare delle scelte morali per le giuste ragioni. Dire che lui deve comportarsi bene perché Dio lo sta guardando significa che la sua moralità sarà ricercata all’esterno anzichè strutturarsi internamente. E’ come dire a un bambino di comportarsi bene altrimenti Babbo Natale non gli porterà i regali. Quando non mettiamo in mezzo Dio, lasciamo ai nostri figli la responsabilità di fare la cosa giusta. No, non andranno in paradiso nè governeranno i propri pianeti quando moriranno, ma potranno dormire meglio la notte. Renderanno orgogliosa la propria famiglia. Si sentiranno meglio su chi sono. Saranno persone oneste.

Dio insegna il narcisismo. “Dio ha un piano per te.” Raccontare i bambini che c’è un grande ragazzotto in cielo che ha scelto un percorso speciale per loro rende i bambini narcisisti; fa credere loro che il mondo sia a loro disposizione e che, qualunque cosa accada , in realtà non importa, perché Dio ha il controllo. Questo dà ai bambini un senso di falsa sicurezza e crea egoismo. “Non importa quello che faccio, Dio mi ama e mi perdona. Lui conosce il mio scopo. Io sono speciale. ” L’ironia è che, mentre noi raccontiamo questa storia ai nostri figli, altri bambini vengono maltrattati e uccisi, muoiono di fame o vengono trascurati. Fa tutto parte del piano di Dio, giusto? Quando cresciamo i bambini senza Dio, diciamo loro la verità: non siamo più speciali della creatura che sta accanto a noi. Siamo solo una piccola, piccola parte di una grande grande macchina – indipendentemente che si intenda per macchina la natura o la società – all’interno della quale l’influenza che abbiamo è minima. Il riconoscere la nostra piccolezza ci dà un vero senso di umiltà. Capisco perché la gente abbia bisogno del paradiso. E’ terrificante pensare che siamo tutti soli in questo universo e che un giorno, insieme con i bambini che tanto amiamo, cesseremo di esistere. L’idea di Dio e di una vita dopo la morte dà a molti di noi una condotta, una comunità e la speranza. Non voglio eliminare la religione. Voglio solo la religione rimanga nelle case o nelle chiese a cui essa appartiene. E’ un qualcosa di molto personale, se vogliamo come un capo intimo o uno spazzolino, che non dovremmo ostentare o condividere con altri..

Voglio che i miei figli possano sentirsi liberi di non credere e di sapere che le nostre scuole e il nostro governo prenderanno decisioni in base a ciò che è logico, giusto ed equo – non su quello che loro credono che un Dio un immaginario possa volere.’

—–

Anche noi, senza alcun estremismo, stiamo crescendo i nostri figli senza Dio: non andiamo a messa, niente preghiere prima di andare a letto, niente catechismo nè religione a scuola.

bambini e religioneAnche per Ale è arrivato il momento delle numerosissime domande che riguardano la morte e, almeno per ora, le nostre risposte – che non includono inferno, paradiso o angioletti – lo hanno sempre soddisfatto. Quello che ci risulta più difficile è invece il dover vivere in una società che ha continui rimandi religiosi nonostante viviamo in uno stato laico. Prendiamo la scuola per esempio, dove (come in moltissimi altri locali pubblici) ci sono crocifissi appesi ovunque. O dove mio figlio deve uscire dalla classe insieme al compagno musulmano per lasciare che i suoi compagni possano fare l’ora settimanale di religione…

E proprio da quest’ultimo problema l’anno scorso, il primo anno di scuola materna, ci siamo posti la questione di come nostro figlio avrebbe vissuto questa continua esclusione ed emarginazione. Ma consci del fatto che si troverà davanti a situazioni scomode moltissime volte nella vita abbiamo deciso di regalargli la possibilità di scegliere, quando sarà più grande, se e in che cosa vorrà credere. Fino ad allora Dio, Gesù, la religione non saranno censurati o bannati da casa nostra. Solo, ogni qualvolta Ale o Fede vorranno conoscerla, racconteremo loro la nostra personale interpretazione della realtà, senza omissioni e censure.

Voi cosa ne pensate? Come state educando i vostri figli in tema religioso? Cosa pensate dell’ora di religione a scuola?

Articoli correlati :
Un’etica senza Dio

 

 

280 pensieri riguardo “Crescere i propri figli senza Dio”

  1. A distanza di 4 anni dall’ultimo commento voglio comunque aggiungere la mia anche se non dovesse essere mai letta da nessuno.
    Ok, nella vita siamo liberi di credere o meno in Dio e su questo sono d’accordo, ma secondo me chi scrive questo articolo non sta affatto lasciando liberi i suoi figli ma al contrario gli sta inculcando la non esistenza di Dio. Certo, un genitore insegna ai propri figli quello che sa e che crede, ma se io non ci credessi non escluderei mio figlio dall’ora di religione come ho letto in altri post ma lo lascerei imparare così come impara la matematica e l’italiano e alle sue domande spiegherei che la religione cattolica sostiene che esiste un Dio creatore che ama a tutti indistintamente come un padre eterno e che io personalmente non ci credo ma che lui è libero di fare le sue valutazioni. In questo modo darei davvero a mio figlio la possibilità di scegliere senza inculcargli il pensiero che Dio non esista affatto.
    Per concludere, volevo aggiungere:
    A cosa può servire tutto quello che compro e che do ai miei figli se gli nego la speranza di essere stato creato per esistere per sempre?

  2. Ho scoperto oggi questa discussione, ho letto l’inizio e alcuni dei tanti interessanti interventi. Non tutti. La lettura della riflessione iniziale mi ha ispirato dei pensieri che sento urgenti da comunicare.
    Ho due figli. Ho la responsabilità di averli chiamati all’esistenza. Un’esistenza che spero lunga e colma di soddisfazioni e di benessere. Ma non posso averne la certezza.
    Solo due cose sono certe: che nella loro vita incontreranno dolore e affanno (hanno già iniziato), che alla fine incontreranno la morte.
    Come responsabile di ciò, sento il dovere di tenermi pronto a una loro possibile domanda: «NE VALE LA PENA?»
    Forse non me la porranno mai apertamente, ma è una domanda implicita in ogni rapporto tra genitori e figli.
    Come rispondo? Se Dio non c’è, se non c’è un altro mondo, o un’altra dimensione in cui il conto possa essere pareggiato, tutto si gioca qui. Il motivo per cui ne vale la pena deve essere qui e ora, o non è da nessun’altra parte.
    Certo, dolore, affanno e morte possono essere il prezzo da pagare per la dignità e la nobiltà della persona umana, il suo valore morale, la grandezza dell’amore e dell’altruismo. Ma c’è sempre qualcuno che si premura di farci notare che, se non c’è Dio, l’essere umano non è altro che materia che obberisce deterministicamente alle leggi della materia, che ciò che ci appare libertà è illusione (e senza libertà non è possibile neppure una vita morale), che anche l’amore e l’altruismo sono questione di ormoni e altri mediatori chimici. E appena possibile, si affretta a portarci le prove scientifiche che l’uomo è solo una macchina, meravigliosa, complicatissima, ma, si badi bene, senza un progettatore o un costruttore, perché è frutto del caso e della necessità (come diceva il buon Monod).
    Valore, nobiltà, dignità, morale, libertà, amore: a tutte queste parole corrispondono solo reazioni elettrochimiche dei circuiti cerebrali, che determinano sensazioni e comportamenti .
    Eppure tutti noi sentiamo che queste parole dicono qualcosa di reale, che ad esse corrisponde qualcosa di autentico nel nostro essere.
    E nel momento in cui lo pensiamo, nel momento in cui lo diciamo, stiamo affermando, consapevolmente o no, che Dio esiste.
    Che poi non è un’idea così assurda. Certo, è un’idea misteriosa! Ma quando parlo di mistero mi riferisco a qualcosa che tutti noi sperimentiamo continuamente come vera: il mistero dell’essere. «Perché c’è qualcosa piuttosto che niente?» Proviamo a rispondere a questa domanda. Il mondo esiste da sempre. Oppure, il mondo è spuntato dal nulla. O ancora, il mondo deriva dalla trasformazione di un altro mondo (e quest’altro da dove viene?). O anche, il mondo è stato creato da Dio. Se cerchiamo di controllare con la mente cosa veramente significano queste affermazioni, ci rendiamo conto che è un’impresa superiore alla nostra povera mente. Eppure è un fatto certissimo: «C’è qualcosa piuttosto che niente!». Quindi il mistero è certissimo. Noi veniamo dal mistero, siamo immersi nel mistero, andiamo verso il mistero.
    Pur con tutti i limiti che noi suoi seguaci condividiamo con gli altri esseri umani (in tal senso non c’è cultura umana che possa ergersi a giudice delle altre, perché TUTTI hanno i loro scheletri nell’armadio), io ho trovato in Gesu Cristo la risposta alla possibile domanda dei miei figli, e posso cambiare il punto interrogativo in punto esclamativo «NE VALE LA PENA!»
    Altrimenti non avrei avuto il diritto di chiamarli all’esistenza.
    Esprimere ai figli questa mia certezza non è stata violazione della loro libertà: ora che è cresciuta, mia figlia ha scelto di non credere. È stata libera di farlo.
    L’importante è non mentire. Non raccontare ai figli cose che non si credono davvero, che così diventano davvero favolette insulse. È, voglio sperare, ciò che hanno fatto o stanno facendo tutti i partecipanti di questo dibattito.

  3. Essere buoni insegnanti e comunicare ai propri figli principi che non si conoscono è difficile. L’autrice di questo articolo non ha la minima cognizione e distinzione fra il credere, avere fede, e seguire una religione. La religione, le religioni, la tradizione, le tradizioni, la politica, il commercio fanno parte di un mondo che nella Bibbia viene chiamato Babilonia, destinato alla distruzione. Il Padre onnipotente ci ha dato una coscienza che ci distingue dagli animali (che conducono una vita consapevole cioè seguendo un istinto), dandoci la facoltà di scegliere (libero arbitrio)giusto, sbagliato, buono, cattivo, pillola rossa, pillola blu. Quindi tutte le azioni che L’UOMO COMPIE non possono essere addebitate al Padre. Nella Bibbia è scritto che questo mondo giace sotto il dominio del malvagio:
    1Giovanni 5:19
    Noi sappiamo che siamo da Dio, e che tutto il mondo giace sotto il potere del maligno.

    Alla base di tutti i problemi (peccati) che l’umanità intera ha o crea c’è la menzogna e il fio che il peccato chiede è la morte.
    Anche l’autrice dell’articolo racconta la sua verità che è menzogna rispetto ciò che è scritto.

    Ebrei 11; 1
    1 Or la fede è certezza di cose che si sperano, dimostrazione di realtà che non si vedono.

    Tutto ciò che riguarda la fede in Dio è la fede stessa e le opere che essa produce

    Giacomo 2:26
    Infatti, come il corpo senza lo spirito è morto, così anche la fede senza le opere è morta.
    Se volete capire di più leggetevi il libro di Giobbe e meditate

    Bisognerebbe accertarsi sempre e attenersi a ciò che è eccellente, prima di giudicare, perché così come giudichiamo saremo giudicati.

  4. Il Creatore della vita non è religione ma bensi’ giustizia è verità e se solo l’umanità si ravvedesse e rispettasse le vere leggi morali universali da lui stabilite: (legge della vita) l’uomo non soffrirebbe e non farebbe soffrire i suoi simili e di conseguenza non sarebbe mai morto!
    Per questo c’è bisogno di un CAMBIAMENTO interiore che và ben oltre l’apparenza e la finta bontà di questo mondo bugiardo che continua imperterrito a non voler ravvedersi rimanendo così nella più totale cecità e confusione mentale continuando a fare danni…
    Dio esiste eccome stà a noi voler conoscere la sua scienza che è l’origine e il principio di cosa esistente..
    Questo è l’unico modo per farsi liberare dalla menzogna radicata nei nostri cuori.

    “Conoscerete la verità e la verità vi farà liberi”. Giovanni 8:32

  5. Difficile commentare una simile accozzaglia di giudizi affrettati, falsità religiose e luoghi comuni su ciò che l’autrice del post “pensa” sia Dio e su come “si aspetta” che la sua esistenza si manifesti nel mondo..tutto questo purtroppo senza curarsi affatto di CONOSCERE la sua parola e la sua volontà al di fuori delle consuete favole religiose propinate dal catechismo senza alcun fondamento nelle Scritture. Sospettare (o anche riconoscere) la falsità dei tradizionali concetti di paradiso, inferno, trasmigrazione dell’anima etc. etc. è fin troppo facile…riconoscere invece la propria ignoranza riguardo a quanto è in realtà contenuto nelle Scritture richiede ben altra nobiltà d’animo e umiltà…Ciò che in questo post è dolorosamente assente…
    Così si confonde la religione con la Verità, e ci si sbarazza in una sola mossa dell’una e dell’altra – secondo l’antico detto “si butta via il bambino con l’acqua sporca”. Così, dietro il pretesto di una presunta “onestà”, si esprimono sentenze tanto lapidarie quanto superficiali e palesemente false, come Dio è un cattivo genitore e non è un modello da prendere ad esempio /Dio non è logico/Dio è ingiusto/Dio non insegna ai bambini a essere ‘bravi’/Dio insegna il narcisismo. 
    Certamente le false religioni (quella cattolica in primis) e i falsi maestri hanno la loro parte di responsabilità nella creazione di simili mostri, proprio come è scritto… “a causa loro la via della verità sarà diffamata” (2 Pietro 2:2). E’ altrettanto certo però che chi ha scritto quel post non si limita a porsi delle domande (come legittimamente ogni essere umano potrebbe fare) ma pretende anche di conoscere le risposte e pertanto RIFIUTA – e nega ai propri figli – la possibilità che a rispondere sia proprio quel Dio tanto denigrato quanto (volutamente) sconosciuto. Perchè le risposte a quelle domande Dio ce le ha date tutte, anzi le ha fatte vedere e vivere attraverso Suo figlio, e non sono affatto quelle che ci vengono qui proposte con tanta sicumera e orgoglio fideistico nella propria presunta intelligenza e moralità fai-da-te. Ma tanti, troppi, NON VOGLIONO ascoltare altro se non la voce del proprio cuore ingannevole.

    Questo è il vero narcisismo, che Dio NON insegna.

  6. Ascoltatemi dunque, uomini di senno!
    Lungi da Dio il male,
    lungi dall’Onnipotente l’iniquità!
    Poich’egli rende all’uomo secondo le sue opere,
    fa trovare a ognuno il salario della sua condotta.
    No, di certo Dio non commette ingiustizie!
    L’Onnipotente non perverte il diritto.
    Chi gli ha dato il governo della terra?
    Chi ha affidato l’universo alla sua cura?
    Se egli non si curasse che di se stesso,
    se ritirasse a sé il suo Spirito e il suo soffio,
    ogni carne perirebbe all’improvviso
    e l’uomo ritornerebbe in polvere.
    Se tu sei intelligente, ascolta questo,
    porgi orecchio alla voce delle mie parole.
    Uno che odiasse la giustizia potrebbe governare?
    Osi tu condannare il Giusto, il Potente,
    che chiama i re “uomini da nulla!”
    e i prìncipi “scellerati”?
    Egli non porta rispetto all’apparenza dei grandi,
    non considera il ricco più del povero,
    perché sono tutti opera delle sue mani.
    In un attimo, essi muoiono;
    nel cuore della notte, la gente del popolo è scossa e scompare,
    i potenti sono portati via, senza mano d’uomo.
    Perché Dio tiene gli occhi aperti sulle vie dei mortali,
    e vede tutti i loro passi.
    Non ci sono tenebre, non c’è ombra di morte,
    dove possa nascondersi chi opera iniquamente.
    Dio non ha bisogno di osservare a lungo un uomo
    per portarlo davanti a lui in giudizio.
    Egli fiacca i potenti senza inchiesta
    e ne stabilisce altri al loro posto;
    poich’egli conosce le loro azioni.
    Li abbatte nella notte, e sono fiaccati;
    li colpisce come dei malvagi,
    in presenza di tutti,
    perché si sono sviati da lui
    e non hanno posto mente ad alcuna delle sue vie.
    Hanno fatto salire a lui il gemito del povero,
    ed egli ha dato ascolto al gemito degli infelici.
    Quando Dio dà riposo, chi lo condannerà?
    Chi potrà contemplarlo quando nasconde il suo volto
    a una nazione ovvero a un individuo,
    per impedire all’empio di regnare,
    per allontanare dal popolo le insidie?
    Quell’empio ha forse detto a Dio:
    “Io porto la mia pena, non farò più il male,
    mostrami tu quel che non so vedere;
    se ho agito perversamente, non lo farò più”?
    Dovrà forse Dio render la giustizia a modo tuo,
    perché tu lo critichi? Ti dirà forse: “Scegli tu, non io,
    quello che sai, dillo”?
    (Giobbe 34:10-33)

  7. Purtroppo la religione ha sempre allontanato le persone da Dio, sembra un controsenso ma è così: la religione è assai diversa dalla Verità, come ha scritto qualcuno. Per questo abbiamo un sacco di confusione sull’idea di Dio e un sacco di insegnamenti scritturali mal interpretati. Così si arriva a farsi una propria religione ovvero un “credo” totalmente personalizzato (ad es. Crescere i propri figli senza Dio), credendo che quello sia la soluzione migliore. Ma, a dir si voglia, è sempre un discorso di fede!
    Nessuno ce lo vieta, siamo in una società democratica e possediamo libero arbitrio, ma perché escludere in maniera assoluta un’altra realtà? Perché giudicare in maniera affrettata, magari sbagliata? Perché non mettere in discussione le proprie idee chiedendosi se sono davvero idee giuste?

    1. Posso capire quali esigenze esprima la distinzione tra religione e spiritualità.
      La religione trasforma in questioni istituzionali le aspirazioni all’elevazione interiore che lo fanno agire in modo adeguato alla propria dignità. Questo può essere un ostacolo all’elevazione umana, se non si fa attenzione a salvaguardare le esigenze di di autenticità.
      Ma non bisogna buttar via il bambino con l’acqua sporca.
      Potrei non credere all’esistenza di Dio, ma se ci credo, e se credo che si sia mosso per salvare l’uomo, ciò potrà avvenire solo se l’uomo accetta di essere salvato. La salvezza, l’elevazione dell’uomo non sono frutto dell’opera umana, ma opera divina. Altrimenti la salvezza sarebbe una cosa riservata a pochi eletti, dotati di intelligenza e cultura, che alla fine potranno guardarsi allo specchio soddisfatti, complimentandosi con se stessi per la buona riuscita.
      La religione, quella istituzionale, mette chiunque in grado di essere salvato e di raggiungere le vette. C’è spazio per tutti, per i sapienti e per chi non va oltre le domandine del Catechismo di Pio X. A ciascuno si richiede l’impegno della coerenza e la fatica della salita. Ma la vetta è raggiunta a una condizione, faticosa per tutti ma alla portata di tutti: riconosceri bisognosi e accettare l’aiuto. Anche adattandosi a pratiche che hanno il sapore dell’umiltà più che l’atmosfera della grandiosità.

      1. Matteo7; 13-14
        13 Entrate per la porta stretta, poiché larga è la porta e spaziosa la via che conduce alla perdizione, e molti sono quelli che entrano per essa. 14 Quanto stretta è la porta e angusta la via che conduce alla vita, e pochi sono quelli che la trovano.
        Come vedi anonimo quello che tu affermi in maniera cervellotica è contrario alla semplicità della verità scritta

        1. Sono Antonino, non anonimo.
          Il fatto che la vetta sia alla portata di tutti non comporta che sia raggiunta da tutti.
          Perché stretta è la porta e angusta la via dell’umiltà, che è condizione (l’umiltà, non la sapienza) della salvezza.
          In questa discussione ho letto tante risposte improntate al disprezzo di chi esprime opinioni diverse dalle proprie, a cui vengono assegnate valutazioni negative. Perché invece non impostare la discussione su un vero dialogo, partendo dall’ascolto attento (in questo caso lettura attenta) di ciò che affermano gli altri? Spesso anche chi afferma cose diverse dalle mie sta esprimendo cose che mi aiutano a capire meglio e correggere le mie idee.

          1. ANTONINO quando posti spiegati bene perchè la risposta che ti ho dato è stata in base a quello che tu dici e non sono parole mie di sapienza, ma la sapienza del Padre che è pazzia per gli uomini. Il disprezzo è un sentimento negativo e il politicamente corretto che tu auspichi sulla parola del Padre non esiste. Se tu fossi ciò che non sei capiresti che i pochi tentano di spiegare ai molti che le religioni del mondo hanno riempito la nostra, mente, che mente, di menzogne da cui nascono la gran parte dei peccati che nel mondo si perpretano. Certamente è più semplice ascoltare tutti e non dissentire (che non è disprezzare) a Roma dicono fare il piacione, ma così non ottieni niente anzi parli parli e alla fine si fanno solo chiacchere. Il Regno del Padre è fatto di potenza non di chiacchere: 1Corinzi 4:20
            perché il regno di Dio non consiste in parole, ma in potenza. Se non si ha l’umiltà di imparare o di mettere in discussione ciò che si crede di aver imparato non si arriva da nessuna parte.
            Gettare il discredito sugli interlocutori fa parte di una strategia classica di chi non ha argomenti per approdare a una sana discussione. Ripeto leggiti il libro di Giobbe intero e medita, poi magari se vuoi…….ne parliamo…..in separata sede. Un saluto

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *