Voglio andare a vivere in campagna: la mobilità NON sostenibile

Il sogno era quello di un qualsiasi cittadino.

vita di città contro vita di campagnaTrasferirsi fuori dalla metropoli lontano dal traffico, dall’inquinamento,  dalla frenesia quotidiana, dall’anonimato che accompagna fluidi di persone che percorrono insieme, ogni giorno, la stessa strada… Trasferirsi per non doversi chiudere in un anonimo centro commerciale per acquistare un prodotto qualsiasi, per scappare dalle strade affollate da auto, dai suoni dei clacson…

Trasferirsi in campagna per riuscire a vedere più di un misero quadratino di cielo, per respirare aria pulita, per riuscire a spingere lo sguardo lontano, magari su spazi ampi e verdi, per conoscere Persone, tessere relazioni e creare una comunità, per avere un contatto diretto con il proprio Comune e con chi lo amministra. Trasferirsi per poter acquistare prodotti sani e genuini direttamente dai produttori locali, per poter finalmente liberarsi dell’automobile per spostarsi in bicicletta o con i mezzi pubblici per gli spostamenti più lunghi.

Insomma, un sogno non poi così tanto originale, eh?!
Ma ci abbiamo provato e ci siamo trasferiti in campagna, come la definiscono molti tra i nostri amici e parenti,  ad una ventina di km da Milano.

Sugli scarsi, cari e sovraffollati mezzi pubblici che dobbiamo prendere per tornare in città abbiamo messo una pietra sopra da qualche anno e ci siamo concentrati sulle possibilità che offre la vita di provincia, sulla vita quotidiana della famiglia e in particolare dei nostri bambini.
In campagna la mobilità non può che essere più sostenibile che in città. E invece no…

vita di città contro vita di campagnaAlessandro ha quasi 4 anni e mezzo e, non essendoci una scuola dell’infanzia pubblica nel nostro paese, frequenta quella del paese accanto che dista dalla nostra abitazione 2,5 km circa, distanza che percorriamo ogni giorno per andare e tornare da scuola.
Io sulla mia bibicletta insieme a Federico sistemato nel seggiolino e Alessandro che sgambetta sulla sua bici senza pedali.

Ma qui nascono i primi problemi. A scuola non solo non è presente una rastrelliera ma ci viene detto che è vietato posteggiare le biciclette dei bambini all’interno del cortile. Motivazione: qualora le maestre decidessero di portare i bambini a giocare in giardino questi potrebbero voler usare le biciclette posteggiate. A questa motivazione, dopo varie insistenze viene aggiunto che i vigili del fuoco hanno vietato il deposito delle biciclette per motivi di sicurezza (e qui mi chiedo se allora i tricicli e gli altri giochi non possano creare altrettanti problemi).
Ma chi ci conosce sa che non molliamo facilmente il colpo e dopo aver sentito diverse associazioni e dopo molte insistenze con insegnanti e con la preside finalmente, da giugno dello scorso anno ci è stato concesso di lasciare la bicicletta del bambino nel retro del giardino, oltre una recinzione. Bene quindi. Io non devo quindi più portarmi avanti e indietro anche una bicicletta senza conducente (quella di Alessandro).

Ma ci resta ancora un problema da risolvere. Un problema che mi angoscia ogni giorno che porto Ale a scuola e che lo vado a prendere. I 100 metri della strada Provinciale 163 che collegano il nostro paese con quello accanto, dove ogni giorno,  per 4 volte,  io e i miei figli rischiamo la vita.

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Non essendoci un passaggio pedonale nè ciclabile tutti i giorni siamo costretti a percorrere quel tratto di strada uno in fila all’altro stando al di fuori della carreggiata, oltre la segnaletica orizzontale camminando però tra le sterpaglia e spesso tra rifiuti e vetri rotti.
Ovviamente in più occasioni capita anche di incrociare qualcuno che sopraggiunge a piedi, con il passeggino o in bicicletta, dalla direzione opposta e qualcuno è costretto ad invadere la carreggiata.

I due comuni hanno molti servizi condivisi come per esempio la posta, la banca e le scuole materna ed elementare frequentate da molti bambini di entrambi i comuni.
Il tratto di strada incriminato viene dunque percorso più volte al giorno da molte persone tra cui genitori che portano il proprio bambino sul passeggino, sul seggiolino della bicicletta o addirittura con il bimbo al seguito sulla propria bicicletta.

Sono assolutamente cosciente del fatto che – forse- non sia semplice trovare una soluzione, ma la mia arrabbiatura nasce dal fatto che nessuno dei due comuni abbia mai cercato quanto meno di migliorare la situazione con soluzioni anche solo provvisorie ma abbiano sempre scaricato la colpa tra loro o sulla competenza stradale della provincia, da cui stiamo aspettando una risposta.

Sul quel tratto di strada tra la recinzione di una ditta privata e la segnaletica orizzontale vi è uno spazio di 1 metro abbondante che, come è stato da me suggetiro a più riprese nel corso degli anni, se venisse tagliata l’erba al minimo o addirittura venisse asfaltato potrebbe essere sufficiente per rendere quel tratto di strada più sicuro. Tra le altre cose è da segnalare che il tratto di strada non è nemmeno rettilineo e le automobili hanno una scarsa visibilità.

E nella settimana europea della mobilità sostenibile mi chiedo come sia possibile riempirsi la bocca di tanti paroloni tanti progetti quando nessuno si preoccupa minimamente della sicurezza degli abitanti di due comuni. Ironia della sorte. La mobilità in città sta diventando più sostenibile che in provincia. E il che è tutto dire….

 

3 pensieri riguardo “Voglio andare a vivere in campagna: la mobilità NON sostenibile”

  1. mamma mia Francesca, che tristezza!! non credere che noi, nonostante le biciclettate cittadine siamo messi tanto meglio… io per andare a scuola con Margherita in bici adesso che va alle elementari ho un tratto pericoloso e trafficato da fare… per carità ci sono i marciapiedi (che diventano altrettanto pericolosi se percorsi dalle bici, oltre al fatto che si va contro il codice…)ma noi ci andiamo lo stesso, nostro malgrado.
    Le alternative possono essere il piedibus e il bicibus
    dobbiamo pensare in positivo e continuare a rompere le scatole perchè le amministrazioni facciano qualcosa….

  2. Che dire… vi capisco benissimo! Noi stiamo in una bellissima via mezzo: città non troppo grande da essere caotica, nè troppo piccola da non avere i servizi. Tutto benissimo e felicissimi della scelta di rimanere qui e anche della posizione relativamente campagnola della nostra abitazione (circaondata da campi e fiumi e accessibile da sterrata quasi privata)… però… anche noi ci ritroviamo a “batterci” con l’amministrazione per via di un tratto di provinciale. Infatti la nostra stradina sterrata finisce sulla provinciale fiancheggiata da un fiume oltre il quale c’è una bellissima stradina chiusa destinata a pedono, bici e auto dei residenti che porta dritta in centro.Fino all’anno scorso c’era un bel ponticello di legno che permetteva di raggiungerla, posizionato praticamente di fronte all’uscita della nostra strada sterrata. Peccato che lo stesso senza preavviso sia stato chiuso e dichiarato inagibile. Da allora ci tocca percorrere quasi 150 m di provinciale dove le auto sfrecciano per raggiungere il ponte successivo, non c’è marciapiede e la fascia laterale prima dell’argine è molto stretta, non ci si può fidare a farci andare un bambino in bici da solo… a allora porto entrambe le bimbe sulla bici… anoca per quest’anno… inutile dire quante lettere, incontri, mail abbiamo mandato al sindaco e assessori vari… una tristezza… ci sono sempre altre priorità… :-(
    Scusate la lungaggine ma toccate proprio un tasto dolente…

  3. Tutto il mondo è paese… Io abito in un paesello, 9000 anime suppergiù, è anche bellino, attraversato da un viale con marciapiedi da entrambi i lati, negozi, scuole… Peccato che per chi guida quei quasi 2 km di rettlineo siano spesso irresistibili e così te li trovi (corriere comprese) che sfrecciano a 70-80 km all’ora… E anche qui alle varie proteste è stato risposto che il viale è strada provinciale… quindi niente semafori, niente passaggi pedonali protetti o simili… forse se avessimo un’amministrazione comunale “in linea” con quella provinciale ci sarebbero più speranze… Com’è triste!

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