Maternità: divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro

Il bambino è nato, la maternità obbligatoria è finita, e magari anche quella facoltativa e la mamma deve ritornare al lavoro…..

ripresa del lavoro dopo la maternità: divieto di licenziamento

Già, perchè oltre a doverci ritornare, è un suo diritto poterlo fare!

A seguito riporto un estratto del Decreto Legislativo 26 Marzo 2001, n 151 ” Testo Unico delle disposizioni legislative in materia di tutela e sostegno della maternita’ e della paternita’, a norma dell’articolo 15 della legge 8 marzo 2000, n. 53″

Art. 54.
Divieto di licenziamento
(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, commi 1, 2, 3, 5, e art. 31, comma 2;
legge 9 dicembre 1977, n. 903, art. 6-bis, comma 4;
decreto legislativo 9 settembre 1994, n. 566, art. 2, comma 2;
legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 18, comma 1)

1. Le lavoratrici non possono essere licenziate dall’inizio del periodo di gravidanza fino al termine dei periodi di interdizione dal lavoro previsti dal Capo III, nonche’ fino al compimento di un anno di eta’ del bambino.

2. Il divieto di licenziamento opera in connessione con lo stato oggettivo di gravidanza, e la lavoratrice, licenziata nel corso del periodo in cui opera il divieto, e’ tenuta a presentare al datore di lavoro idonea certificazione dalla quale risulti l’esistenza all’epoca del licenziamento, delle condizioni che lo vietavano.

3. Il divieto di licenziamento non si applica nel caso:
a) di colpa grave da parte della lavoratrice, costituente giusta causa per la risoluzione del rapporto di lavoro;
b) di cessazione dell’attivita’ dell’azienda cui essa e’ addetta;
c) di ultimazione della prestazione per la quale la lavoratrice e’ stata assunta o di risoluzione del rapporto di lavoro per la scadenza del termine;
d) di esito negativo della prova; resta fermo il divieto di discriminazione di cui all’articolo 4 della legge 10 aprile 1991, n. 125, e successive modificazioni.

4. Durante il periodo nel quale opera il divieto di licenziamento, la lavoratrice non puo’ essere sospesa dal lavoro, salvo il caso che sia sospesa l’attivita’ dell’azienda o del reparto cui essa e’ addetta, sempreche’ il reparto stesso abbia autonomia funzionale. La lavoratrice non puo’ altresi’ essere collocata in mobilita’ a seguito di licenziamento collettivo ai sensi della legge 23 luglio 1991, n. 223, e successive modificazioni.

5. Il licenziamento intimato alla lavoratrice in violazione delle disposizioni di cui ai commi 1, 2 e 3, e’ nullo.

6. E’ altresi’ nullo il licenziamento causato dalla domanda o dalla fruizione del congedo parentale e per la malattia del bambino da parte della lavoratrice o del lavoratore.

7. In caso di fruizione del congedo di paternita’, di cui all’articolo 28, il divieto di licenziamento si applica anche al padre lavoratore per la durata del congedo stesso e si estende fino al compimento di un anno di eta’ del bambino. Si applicano le disposizioni del presente articolo, commi 3, 4 e 5.

8. L’inosservanza delle disposizioni contenute nel presente articolo e’ punita con la sanzione amministrativa da lire due milioni a lire cinque milioni. Non e’ ammesso il pagamento in misura ridotta di cui all’articolo 16 della legge 24 novembre 1981, n. 689.

9. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Il divieto di licenziamento si applica fino a un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare, in caso di fruizione del congedo di maternita’ e di paternita’.

E per le mamme che rientrano al lavoro, lo stesso posto di lavoro….

Art. 56.

Diritto al rientro e alla conservazione del posto
(legge 30 dicembre 1971, n. 1204, art. 2, comma 6;
legge 8 marzo 2000, n. 53, art. 17, comma 1)

1. Al termine dei periodi di divieto di lavoro previsti dal Capo II e III, le lavoratrici hanno diritto di conservare il posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, di rientrare nella stessa unita’ produttiva ove erano occupate all’inizio del periodo di gravidanza o in altra ubicata nel medesimo comune, e di permanervi fino al compimento di un anno di eta’ del bambino; hanno altresi’ diritto di essere adibite alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti.

2. La disposizione di cui al comma 1 si applica anche al lavoratore al rientro al lavoro dopo la fruizione del congedo di paternita’.

3. Negli altri casi di congedo, di permesso o di riposo disciplinati dal presente testo unico, la lavoratrice e il lavoratore hanno diritto alla conservazione del posto di lavoro e, salvo che espressamente vi rinuncino, al rientro nella stessa unita’ produttiva ove erano occupati al momento della richiesta, o in altra ubicata nel medesimo comune; hanno altresi’ diritto di essere adibiti alle mansioni da ultimo svolte o a mansioni equivalenti.

4. Le disposizioni del presente articolo si applicano anche in caso di adozione e di affidamento. Le disposizioni di cui ai commi 1 e 2 si applicano fino a un anno dall’ingresso del minore nel nucleo familiare.

Avete esperienze, consigli o suggerimenti da dare alle mamme lavoratrici? Qualcuna di voi è stata licenziata entro l’anno di vita del proprio figlio?

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5 pensieri riguardo “Maternità: divieto di licenziamento e diritto alla conservazione del posto di lavoro”

  1. Vorrei condividere la situazione che sta accadendo a mia moglie e chiedere la vostra opinione in merito.
    Preciso che è attualmente in maternità facoltativa post parto a stipendio ridotto e che il nostro bambino farà un anno a novembre.
    E’ stata chiamata dal datore di lavoro, che a voce (senza formalizzare niente) le ha detto che per problemi in cui versa l’azienda al suo rientro sarà a rischio licenziamento, a meno che i colleghi non decidano in autonomia di ridurre di alcune ore il proprio orario di lavoro permettendo cosi a lei di rimanere in azienda, ma con un orario dimezzato rispetto a prima.
    Considerazioni:
    – mia moglie è ancora sotto la tutela prevista dal D.Leg 151/2001, quindi il datore di lavoro non avrebbe potuto neanche dirle una cosa simile (a rischio di compromettere quantomeno la situazione psicologica della madre, con conseguenze sul figlio)
    – i motivi aziendali a seguito dei quali il datore di lavoro sta valutando la riduzione di personale sono già oggi presenti, per cui di fatto dovrebbero applicarsi da oggi su qualsiasi altro dipendente, non su mia moglie a partire da novembre. Attendere novembre per licenziare mia moglie implica voler favorire il dipendente che, ad oggi, dovrebbe essere licenziato al posto suo.

    Voi come agireste?
    Aspettereste un passo formale del datore di lavoro, oppure formalizzare la situazione con una raccomandata allo stesso datore, oppure…

    Grazie a tutti
    Stefano

  2. una dipendente che ha un contenzioso legale con il suo datore di lavoro e che è in maternità, può essere licenziata.

    1. ma che cazzo stai dicendo ignorante,una donna in maternità NON può MAI essere licenziata.Solo in un caso che l’azienda stessa chiuda!Deficiente!

    2. Ho lo stesso problema rientro dal congedo straordinario poiché il mio cucciolo è disabile al 100% mentre ero via hanno assunto personale e aumentato le ore alle mie colleghe ora al mio rientro oltre a togliermi la sezione(sono maestra in una scuola materna) vogliono abbassarmi l’orario di lavoro a 30 ore invece che a 37

  3. Dovevo iniziare il lavoro il 23 maggio,dopo il periodo di maternità e ferie.Una settimana proma mi chiama il responsabile dicendomi che non posso tornare nello stesso posto di lavoro,che poi mi fara sapere.Premetto che la sede dove svolgevo le mie 2 ore di pulizie serali,si e spostata.volevo sapere se è possibile legalmente parlando, che viene cambiata la sede di lavoro.E poi,perche io e non mia colega.grazie mille per la risposta. Per favore mi rispoda via email

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