La civiltà del riuso

Questo libro l’avevo subito notato appena uscito in libreria, ma ancora prima di comprarlo, la Frà me l’aveva regalato.  Poi però è rimasto accantonato per qualche mese.  Dopo anni passati a leggere  di  riuso creativo, decrescita, riciclaggio e tematiche economiche e ambientali,  a praticarle quotidianamente e a diffonderle  sul blog e con la nostra associazione,  non ero poi cosi motivato/interessato a leggere un altra guida sul riuso.  Ma come ho letto su una azzeccatissima recensione su anobii,  questa non è una guida sul come riciclare, riutilizzare o ridurre, quanto sul perchè farlo. E’ una raccolta divulgativa sul nostro rapporto con gli oggetti e con il mercato, tra l’altro arricchita di affascinante citazioni letterarie.

In alcuni tratti questo libro può sembrare scontato e banale,  ma io l’ho trovato piacevole e ho trovato davvero interessante la parte conclusiva in cui l’autore racconta della sua “utopia” di eco-centro ricicleria che non è solo un luogo in cui gli oggetti non vengono solo conferiti per il riciclaggio e lo smaltimento, ma un luogo di aggregazione, formazione e scambio.  ( una “utopia” che si avvicina moltissimo al Recycling Center  trovato da me e Francesca in un piccolo paesino della Nuova Zelanda ben 10 anni fa, un luogo magico – e assolutamente pragmatico-  che ci ha “iniziato” al mondo del riuso e del riciclaggio,  creativo o meno.)

La civiltà del riuso – riparare, riutilizzare, ridurre – Guido Viale
Laterza edizioni 2009
pg. 133  € 14,00

L’amore per le cose è l’antitesi dell’approccio utilitaristico agli oggetti, il cui limite di fondo non sta solo né principalmente in una unilaterale accentuazione del rapporto pratico – e quindi finalizzato all’uso, motivato da un interesse – che lega l’uomo al mondo; bensì soprattutto nel disinteresse per il destino che attende le cose dopo essere state usate.
Il limite principale dell’utilitarismo non sta nell’attribuire una utilità (..) bensì nel tacito presupposto che possiamo sbarazzarci senza problemi di tutto ciò che non ci serve più.
Enunciata così, questa disinvoltura può ormai sembrarci un’ovvietà, la cosa più naturale del mondo.
Ma è invece il modello di un rapporto analogo che siamo indotti a instaurare anche con gli umani: li frequentiamo perché ci piacciono o ci servono; e quando non ci piacciono o non ci servono più, ce ne sbarazziamo – ci sbarazziamo del rapporto con loro – senza preoccuparci del destino di solitudine, disperazione o miseria, a cui questo gesto li – o ci – può condannare.

Questa è il nostro contributo al Venerdi del Libro

3 pensieri riguardo “La civiltà del riuso”

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