Gravidanza, contratto a progetto e lavoro a rischio: la mia esperienza

Ora per scendere un pò nei dettagli pratici vi racconterò della mia prima gravidanza, quella da cui è nato Ale.

pancione gravidanza

Ai tempi lavoravo come educatrice di inglese in un asilo nido, stesso lavoro e  stesso datore di lavoro attuale insomma, ma con un contratto a progetto, gli ex co-co-co per intenderci.

A parte il fatto che non vedo come il lavoro di educatrice possa essere compatibile con un contratto a “progetto”, non essendo l’educazione dei bambini un progetto estemporaneo che possa, tra le altre cose, essere gestito con “l’autonomia del collaboratore in funzione del risultato” e “l’irrilevanza del tempo impiegato per l’esecuzione della prestazione”, ma questa è tutta un’altra storia…

Succede che resto incinta. Sono contenta e allo stesso tempo un pò spaventata dalle possibili reazioni dei miei superiori e datori di lavoro.

Mi rincuoro pensando che lavorando in un asilo si capirà bene il voler avere dei figli. Figli a cui tra l’altro, la mia datrice di lavoro ha sempre offerto la frequenza gratuita del nido, come benefit aziendale per le dipendenti.

Alla mia comunicazione la mia responsabile (anche lei incinta, ma forse se n’è tutt’a un tratto dimenticata….!) si dimostra un pò, non saprei, imbarazzata forse, mentre la mia datrice di lavoro dispensa enormi sorrisi e pacche sulle spalle congratulandosi per il felice evento e chiedendomi di tenerla al corrente.

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Da quel momento però nessun provvedimento è stato preso nei miei confronti: ho continuato il mio lavoro come nulla fosse, si fa per dire, e nessuna nausea, nessun mal di schiena o stanchezza mi hanno mai impedito di:
– lavorare per la maggior parte del mio orario di lavoro in piedi
– sollevare pesi (bambini da far salire e scendere dal fasciatoio senza l’ausilio di una scaletta e da prendere in braccio o sollevare in innumerevoli situazioni)
– prendermi influenze e virus intestinali (e grazie al cielo, – e solo a lui- non malattie esantematiche, toxoplasmosi, citomegalovirus….tutti virus pericolosissimi in gravidanza)
– prendermi colpi in pancia, seppur involontari, da bambini un pò scalmanati o irrequieti

Già, direte voi, tutte cose vietate dalla legge che tutela le donne lavoratrici in stato di gravidanza….

Com’è possibile che il mio datore di lavoro mi abbia sottoposto a simili rischi quando c’è una legge per la quale il mio lavoro è considerato a rischio, tanto che avrei dovuto essere rimansionata o addirittura sospesa dal mio lavoro?
Semplice: ingenuamente e pensando che loro fossero in buona fede pur avendoli avvisati all’inizio della mia gravidanza non ho presentato subito un certificato che attestasse la mia gravidanza.
Questo ha semplicemente permesso loro di far finta di non essere a conoscenza della mia gravidanza rendendoli quindi, burocraticamente non responsabili.

In realtà c’era poco da ignorare visto che oltre ad averli avvisati di persona, il mio stato interessante è stato accertato dal medico del lavoro durante la visita annuale oltre a rendersi poi anche evidente col passare dei mesi…

Quando si dice “fidarsi è bene, non fidarsi è meglio….”!!

Ecco, a tutto questo aggiungete che dopo il 6°mese ho deciso di “anticipare” la maternità obbligatoria per delle complicanze verificatesi durante la mia gravidanza di cui il mio datore di lavoro era ben al corrente visti, quanto meno, i numerosi permessi (scalatimi da quelli, chiamiamoli così, ordinari e non da quelli per la gravidanza di cui ai tempi ignoravo l’esistenza) presi per visite e controlli prenatali.

E, udite udite, credo che, visti gli evidenti problemi di salute qualunque medico mi avrebbe dato l’anticipata eppure io non l’ho mai chiesta perchè avevo la testa da tutt’altra parte: lo stare a casa dal lavoro era la mia ultima preoccupazione.

E così mi sono bruciata tutte le ferie e i permessi che avevo pensato di sfruttare quando fosse nato Ale: ho accumulato tutte le ore disponibili e le ho attaccate alla maternità obbligatoria.

Fortunatamente tutto è poi andato per il verso giusto, Ale è nato e dopo un annetto trascorso a casa a fare la mamma a tempo pieno con retribuzione pari a ZERO, sono rientrata al lavoro, dove tante altre sorprese mi attendevano….

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11 pensieri riguardo “Gravidanza, contratto a progetto e lavoro a rischio: la mia esperienza”

  1. Le mamme in Italia valgono davvero poco :-(
    Eppure la maternità credo che ci renda migliori, nei rapporti umani, nell’essere aperte a nuove idee e esperienze, diventiamo più pazienti,….
    Riguardo il lavoro di educatrice, credo che qualche anno fa non fosse considerato a rischio per una eventuale gravidanza, (forse ingiustamente). Nel nido di Topastro una delle educatrici incinta ha lavorato parecchio, (poi ha avuto problemi ed è andata in maternità anticipata), primi mesi del 2009. Quest’anno, in giugno un’altra educatrice ha scoperto di essere incinta e ha spiegato alle mamme che la legge era cambiata e sarebbe stata a casa in maternità dalla settimana successiva. In effetti è un lavoro pesante, sono d’accordo con te. Accudire tanti bimbi è davvero una gran fatica fisica!

    1. claudia, magari la maternità rendesse tutte le donne migliori nei rapporti umani….
      non so a che tipo di legge si riferisse l’educatrice del nido di tuo figlio ma la legge sui lavori a rischio esiste da parecchio, per fortuna e i parametri non sono cambiati, dunque quando ero incinta di ale il mio lavoro sarebbe stato considerato a rischio tanto quanto lo è oggi
      ma la salute mia e di mio figlio sono state messe ugualmente in pericolo. e la mia datrice di lavoro, oltre ad essere imprenditrice è anche mamma….
      hai ragione, il lavoro di educatrice è pesante, fisicamente e non solo
      a questo bisogna aggiungere il fatto che essendo a contatto con bimbi piccoli è molto facile contrarre malattie: e se durante la gravidanza sarebbe meglio non assumere medicinali nemmeno per una semplice influenza o un virus intestinale, altre malattie (estremamente comuni nella prima infanzia!!) possono causare aborti o gravissime malformazioni

      1. In effetti non conosco bene la legge. Forse ora è obbligatorio andare in maternità immeditamente se si svolge il lavoro di educatrice e prima invece bisognava chiederlo? Tu non lo hai chiesto perchè non hai presentato certificato e la tua datrice di lavoro ha chiuso gli occhi… Comunque tu hai tutte le ragioni, soprattutto per quello che scrivi sulle malattie più o meno gravi che infestano gli asili tutto l’anno! Alcune sono davvero pericolose. E’ vero che tante mamme rimangono uguali a prima, ma tante cambiano, sono più pazienti, più comprensive. In ogni caso non capisco perchè il fatto di diventare mamma ti faccia perdere tantissimi punti sul livello lavorativo. Sono mamma quindi non posso avere un posto di responsabilità, in molti posti funziona così :-( Ci si deve accontentare di lavoretti. Non parliamo poi di chi chiede il part time per potere trascorrere più tempo con il proprio bimbo, ti lasciano uno di quei lavoretti noiosi e ripetitivi…

  2. Leggendo la tua storia ho rivisto per certi aspetti la mia.
    All’epoca della mia gravidanza ero a contratto a progetto e operavo in scuole e asili come pedagogista. Dato che non ho contratto malattie infettive, ho dovuto abbandonare (letteralmente) il lavoro appena scoperta la gravidanza e mi sono così “riciclata” in attività d’ufficio.
    Negli asili che ho frequentato negli anni non ho mai però incontrato nessun educatore con contratto a progetto (ex co.co.co) appunto per la particolarità del lavoro che non rientra nei vincoli imposti. Leggendoti però capisco purtroppo che non tutti i capi sono così scrupolosi :-(
    Per quanto riguarda l’assegno di maternità però io, pur essendo in co.co.co, l’ho percepito. Un’inezia in confronto ad un lavoratore dipendente, però l’ho preso ugualmente. Mi sembra invece di capire che tu no!! Come mai? :-S
    Saluti
    Paola

  3. questo mi era sfuggito, accidenti!
    mi spiace per quello che hai passato con la gravidanza di Ale.
    purtroppo oltre a certi datori di lavoro che si approfittano, c’è anche tanta ignoranza, da entrambe le parti: molti datori di lavoro non sanno tutto finchè non capita l’occasione (non era però il tuo caso, che credo ci siano state altre educatrici incinte prima di te), e molte persone che non conoscono i propri diritti e non sanno quindi come poterli far valere.
    ad esempio il certificato di gravidanza, che va portato subito al datore di lavoro, soprattutto nei lavori a rischio, e permette di essere esentate dal lavoro a spese dell’inps (maternità anticipata), cosa che nessun datore di lavoro si può permettere di rifiutare. ma ci vuole il certificato, se no l’inps non versa una lira e, come dicevi, ufficialmente la gravidanza non esiste.
    penso che se l’avessi saputo avresti portato subito il certificato risparmiandoti tanti rischi.

    però leggendo mi veniva da pensare anche che con un bimbo a casa cambia solo il numero, un bimbo solo invece di una dozzina: sollevamento pesi (il mio fa 20kg, per non parlare di quando faccio spesa), urti (è molto di movimento e poco attento, ma a 3 anni e mezzo non mi aspetto certo che lo sia come un adulto), malattie (che cosa non si porta a casa il pirmo anno di materna, lui che non ha mai frequentato il nido…), …

    1. mmm… diciamo sì e no, non è proprio la stessa cosa essere incinta con un figlio e esserlo dovendo lavorare in un nido.
      uno per un discorso di pure percentuali…io lavoravo in una struttura decisamente grandina con più di 50 bambini al nido per non parlare della materna comunicante
      per di più essendo io un’educatrice di inglese giravo su tutti i gruppi, cosa cvhe aumenta ancora di più le possibilità di contrarre malattie (un conto è lavorare con i “tuoi” 6-8 bimbi, un’altra è girare su tutti i 50!)
      e poi anche i cambi…mio figlio a due anni e mezzo è spannolinato da mò e autonomo nell’andare in bagno (non sa ancora farsi solo il bidè :) ), un’altra è avere gruppi di 10 bambini da cambiare, spesso mettendoli (a quasi 3 anni!!) sul fasciatoio. se poi la direzione dell’asilo non provvede a mettere una scaletta per agevolare i cambi….
      e potrei andare avanti ancora e ancora…sui rischi generici di un’educatrice e su quelli legati alla mia struttura di lavoro e alla mia specifica mansione (altra cosa x es: ogni età ha i suoi pro e i suoi contro (semplificando il tutto ovviam): i bimbi piccoli van tenuti in braccio però durante la mattinata dormono. quelli grandi sono più autonomi, ma c’è un tipo di contatto fisico diverso, e in caso di gravidanza diciamo più rischioso…)

    2. claudia, so che sei “dalla mia parte”, ma questo argomento mi sta molto a cuore perchè troppo spesso il lavoro di educatrice viene sottovalutato
      e nel mio caso, ora che sono a casa dal lavoro in maternità perchè la legge lo stabilisce e non perchè mi son fatta fare un certificato falso da un ginecologo compiacente come spesso accade, mi sento dire (per lo più alle spalle) che in fondo ci potrei benissimo andare a lavorare…
      oltre alla probabilità, un conto è avere un aborto perchè tuo figlio ti ha attaccato qualche malattia virale, un altro è averlo perchè hai sollevato tutti i giorni bambini anche molto pesanti senza nemmeno avere il supporto di una scaletta per il fasciatoio…
      insomma, già in italia di leggi a favore della maternità ce ne son poche. se per il mio tipo di lavor c’è….poniamoci qualche domanda: forse è davvero un lavoro pericoloso!!

      1. ma certo che l’educatrice è un lavoro a rischio!
        e capisco anche la differenza tra l’accudire un figlio proprio e lo svolgere il ruolo di educatrice, anche se non posso comprendere fino in fondo perchè l’educatrice non l’ho mai fatta.
        la mia era più una riflessione del tipo “se fare quelle cose è un rischio, allora un minimo di rischio ce l’ho pure io, ma non ci avevo mai pensato”.
        chi ti dice che potresti anche lavorare o non ha idea di quale sia realmente il tuo lavoro o è molto ignorante in materia di gravidanza o non capisce niente, lasciamelo dire.

        secondo te sollevare tutti i giorni e più volte al giorno i miei 20kg di amore può far male al tato-nella-pancia?

  4. Anche io facevo l’educatrice, anzi avevo un contratto sia come educatrice e come assistente educatrice in una scuola superiore.Quando sono rimasta incinta la mia gine mi ha fatto il certificato per la maternità a rischio per una serie di aborti spontanei avuti in precedenza. In seguito ho scoperto che se avessi avuto più ore da educatrice nel contratto il mio sarebbe stato sarebbe stato un lavoro a rischio: come assistente educatrice invece non si prevedevano rischi!!!! Mi sembrava una barzeletta, ma sò di colleghe che hanno lavorato con ragazzi disabili fino alla fine della gravidanza con notevoli disagi….

  5. annuncio gravidanza . anche io ho due contratti a progetto aperti. il giorno dopo telefonata : ti diamo un benefit ma il tuo contratto che dovrebbe chiudersi ad aprile lo chiudiamo ora, anzi, ieri, un giorno prima che della data che c’è sul tuo certificato … :(

    1. …. senza parole genny, mi dispiace. però forse puoi provare a sentire il dipartimento provinciale del lavoro, spiegare loro la situazione, fare una segnalazione e vedere se possono intervenire o consigliarti in qualche modo.

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