Il lavoro è un piacere…

…ma se non viene retribuito (adeguatamente) che lavoro è?

oggi parafrasiamo una famosa pubblicità per sfogarci un pò riguardo a questioni lavorative.

Tutti sapete che Francesca lavora come educatrice in un asilo nido (oltre a lavorare – con me – come educatrice in piazze, biblioteche e ovunque capiti, con la nostra associazione culturale).  Fare l’educatrice è assolutamente un lavoro che deve piacere, che richiede passione e – ovviamente – sincero amore e interesse per i bambini,  dedizione perfino.  (Anche se intendere il ruolo di educatore come dedizione, sacrificio, “missione” addirittura, come ben delineato nel libro “Dalla parte delle bambine”, secondo noi è già sintomo di qualcosa di perverso che ben poco ha a che vedere la passione per i bambini e dovrebbe mettere in guardia sulle reali capacità professionali della persona.  Ma su questo torneremo con un post ad hoc)

Comunque. lavorare con i bambini difficilmente può essere fatto controvoglia, solo perchè non si è trovato altro.  Ci vuole pazienza, spirito di iniziativa, energia e amore per i bambini non tanto e solo in quanto piccole e tenere creature indifese e dipendenti ma in quanto piccoli individui che si deve aiutare a crescere.

Se ci sono tutte queste cose, lavorare ogni giorno tra strilla, disastri di vario tipo, pannolini e pappette è e rimane comunque una gioia.  Perchè è un piacere e una grande soddisfazione veder come le amorevoli cure dell’educatore aiutino il piccolo ad acquisire giorno per giorno nuove competenze e a costruire la propria personalità.

Tutti sono concordi sulla necessità e l’utilità del ruolo di educatore dell’asilo nido. In realtà però in pochi ne sanno apprezzare e valutare l’importanza e il valore (oltre che la complessità e la fatica – fino a quando anche io non ho cominciato a lavorare con l’associazione, mi chiedevo come facesse Francesca a essere  così stanca sia fisicamente che mentalmente): in  fin dei conti, a parte pulire sederini passi tutto il giorno a giocare e cantare canzoncine idiote!!  Si ci vuole pazienza, ma che sarà mai.  e poi ogni donna sa “naturalmente, per istinto” stare con i bambini…”

Ecco questa è l’attitudine generale che spesso abbiamo incontrato.  Sia da genitori, sia da parenti e amici, sia dai datori di lavoro.    Come considerazione sociale diciamo che non è proprio il massimo.   In più il caso vuole che questo atteggiamento si traduca, contrariamente a quanto si potrebbe pensare – almeno per quanto riguarda i costosissimi nidi privati, in stipendi  ridicoli!

Ma qual è il problema?  Che va bene la scarsa considerazione, va bene anche gli stipendi inferiori alla media, però almeno sia chiaro che per quanto un piacere possa essere,  un lavoro rimane un lavoro.  e se si fa qualcosa – anche se lo si sta facendo per dei piccoli cuccioli indifesi o per darsi una mano fra colleghe, lo si sta facendo per lavoro e per il datore di lavoro.   Quindi che si tratti di  straordinari,  di  riunioni serali con i genitori, di preparare a casa materiale per giochi o feste o quant’altro, è bene che tutto ciò non venga dato per scontato (e spesso nemmeno retribuito!!) solo perchè tutte queste, sono cose che ruotano attorno ad un lavoro che si fa per passione.

Un conto è il piacere di lavorare o lavorare con piacere , altra è lavorare per piacere o fare più del dovuto perchè deve essere un piacere farlo… Questo è quello che ci preme sottolineare.

Un altro problema sono poi tutte quelle persone che invece davvero fanno tutte queste cose “extra” per piacere o per passione (o perchè non hanno di meglio da fare fuori dal lavoro, o perchè hanno paura di ritorsioni sul lavoro) e cosi facendo rendono ancora più evidente il divario di lavora con piacere e con passione ma non per la gloria e tantomeno per il piacere e la gloria del datore di lavoro.

6 pensieri riguardo “Il lavoro è un piacere…”

  1. sottoscrivo tutto davide! e’ pproprio cosi’, ormai la disponibilita’ e’ divntata slo ed eslucisvamente assenso a farsi inculare, in ogni dove, in ogni quando, e via dicendo( e anche in ogni lago, che va di moda!)

    Un altro problema sono poi tutte quelle persone che invece davvero fanno tutte queste cose “extra” per piacere o per passione (o perchè non hanno di meglio da fare fuori dal lavoro, o perchè hanno paura di ritorsioni sul lavoro) e cosi facendo rendono ancora più evidente il divario di lavora con piacere e con passione ma non per la gloria e tantomeno per il piacere e la gloria del datore di lavoro.
    questa frase poi sembra scritta per me. io so no una che si porta il lavoro a casa o che fa un pochino piu’ del dovutto, un po’ come tutti no? ma fortunatamente ho altro nella vita, mi dedico ai miei bamini a lavorrare e penso a loro spesso anche fuori, ma il lavoro e lavoro non e” tutta la mia vita.
    eppure…epure io e la mia collega siam o state accusate davanti alla direttrice dei nidi di essere fancazziste perche’?perche’ non regaliamo ore ed ore di monteore al comune di alessandria. oppure perche’ abbiamo osato fare uno sciopero.

    tutto il mondo(specialmente quello dell’educazione dove vengono dedicati troppi pochi soldi a fronte di invece caichi di lavoro pazzeschi,)e’ paese… ma c’e’ chi porprio e’ stronzo-stronzo.

    vi abbraccio

    1. questa frase poi sembra scritta per me. io so no una che si porta il lavoro a casa o che fa un pochino piu’ del dovutto, un po’ come tutti no?
      siam o state accusate davanti alla direttrice dei nidi di essere fancazziste perche’?perche’ non regaliamo ore ed ore di monteore al comune di alessandria. oppure perche’ abbiamo osato fare uno sciopero.

      Sara, ti assicuro che anche noi, che veniamo spesso additati come “sindacalisti rompiballe” solo perchè chiediamo che contratti e leggi vengano rispettati, siamo poi i primi, e forse i pochi in ufficio o al nido, che lavorano davvero sodo e fanno cose extra, proprio perchè siamo appassionati dal nostro lavoro. perchè come dici tu stessa, tutti questi sforzi poi non vengono nemmeno riconosciuti, perchè uno sciopero o un No danno più fastidio di un generale fancazzismo ma accompagnato da tanto leccaculismo.

      noi ci arrabbiamo con chi fa normalmente fa poco, per poi fare extra le cose che gli convengono facendosi passare per bello e bravo alla faccia nostra che lavoriamo seriamente per quel che è dovuto e basta.

  2. Ciao Davide, appoggio le tue idee in merito soprattutto perchè anche io lavoro in asili nido ed ho anche lavorato con Francesca, condividendone le gioie ma soprattutto la fatica.
    Un saluto.
    Chiara

  3. NON CHIEDERTI COSA IL TUO PAESE PUO’ FARE PER TE, CHIEDITI COSA TU PUOI FARE PER IL TUO PAESE…
    in altre parole: vengono prima i tuoi doveri e solo poi i tuoi diritti.

    ma in un rapporto di lavoro può valere un ragionamento del genere o si trasforma immediatamente in un’immensa vaccata?!?
    tra le tante argomentazioni a sostegno di quest’ultima mia affermazione ne citerò solo una: chi ha il coltello dalla parte del manico in un rapporto “datore di lavoro – dipendente”?
    chi è la parte forte tra i due soggetti in causa?
    e si sa: il forte, quando sa di esserlo, spesso si approfitta della sua posizione…

    non so quanti di voi si sentano nobilitati dal proprio lavoro.
    spero in tanti, ma credo, ahimè, davvero pochi!
    invece credo che in tanti penserete che il salario (questo sì) nobiliti il proprio impiego.
    attenzione: non la persona, bensì il proprio lavoro!
    e allora perchè qualcuno dà per scontato che un dipendente debba piegarsi a qualsiasi capriccio del proprio capo, senza contestargli il sacrosanto diritto a rispondere: no!

    è un mondo difficile, felicità a momenti e futuro incerto.

    1. Beh dai la frase di Kennedy a me non è mai dispiaciuta poi troppo. però certo può essere intesa anche in senso un pò ricattatorio. non rompere e non criticare la patria e pensa a fare il tuo dovere.

      chi ha il coltello dalla parte del manico. questo concetto mi ha sempre fatto schifo. giochetti di potere squallidi. ma perchè non si può semplicemente rispettare le leggi e le regole e pensare ciascuno a fare il proprio dovere e vedersi tutelare i propri diritti? perchè si deve passare da contratti precari in cui il lavoratore è debole, sfruttato e indifeso a contratti statalisti a tempo indeterminato in cui il lavoratore fancazzista è tiranno?!?!?

      si è proprio un mondo difficile ma soprattutto un futuro incerto…

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