La città fragile

Un paio di sabati fa siamo riusciti finalmente ad andare a vedere in Triennale la mostra La Città Fragile. Appena in tempo perchè la mostra, aperta il 20 di Novembre avrebbe chiuso i battenti proprio il giorno dopo (il 10 gennaio 2010).

Questa mostra rappresenta  la quarta tappa di una riflessione sugli effetti della modernità sulle forme di convivenza, della sua tendenza all’erosione delle forme di relazione tradizionali e del bisogno di comunità.  Gli altri capitoli / tappe sono state le mostre  La città infinita (2003), La rappresentazione della pena (2006), e  La vita nuda (2008)  alle quali purtroppo non siamo però mai andati.

La mostra, tra l’altro gratuita ( quindi un plauso agli organizzatori! ) ha lo scopo di rappresentare attraverso vari media ( foto, video, illustrazioni, mappe e molti molti dati statistici) alcune delle fragilità della città contemporana.   Il percorso sviluppa quindi i temi del rancore, della cura e dell’operosità mettendo in scena  il rapporto tra comunità del rancore, quella del rinserramento e della ricerca del capro espiatorio, comunità di cura, quella che cerca di farsi carico delle fragilità sociali, comunità operosa, quella che agisce in modo privilegiato nell’ambito produttivo e delle professioni.

Forse la mostra presenta un pò troppi testi e dati statistici però l’allestimento è davvero curato e con i suoi giochi di specchi e la spigolosità e l’irregolarità di pannelli e pareti riesce egregiamente a rappresentare l’irregolarità e la fragilità del vivere quotidiano.

Usciti dalla mostra abbiamo comprato il catalogo, che in realtà è un numero della rivista Communitas (7 € 445 pag )  che oltre a tutti i contenuti della mostra include numerose interviste e scritti che hanno ispirato la sua realizzazione.  Una lettura davvero interessante che ci ha permesso di apprezzare in modo ancor più approfondito i temi affrontati nella mostra (che forse anche a causa del piccolo Ale, che correva da una parte all’altra per nascondersi dietro i pannelli e giocare con i riflessi è stata una notevole fonte di distrazione… )

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *