Viaggio in Finlandia – day 12

Day 12  – Saariselka National Park (Kiloopaa) –  Inari
Ci svegliamo presto, stanchi per la nottata e skazzatissimi perché ancora diluvia e soprattutto del paesaggio circostante non si vede più un accidente a causa della nebbia e delle nuvole basse.  Facciamo colazione mentre valutiamo cosa fare: aspettare il pomeriggio o tutto il giorno nella speranza che spiova e si riesca a fare la camminata nel parco nazionale, sprecando però tutta una giornata in un campeggio carissimo, in mezzo al nulla e senza facilities che permettano di trascorrere la giornata al chiuso, o rinunciare anche a questa camminata e proseguire verso nord?

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La Frà mi suggerisce di fare la camminata da solo, mentre lei mi aspetta con Ale, ma non mi va di lasciarli da soli per diverse ore con Ale che tra l’altro non sembra nemmeno stare affatto bene, è rognosissimo e diversamente dai giorni precedenti molto mogio e con il faccino pesto.  E’ probabile che gli stia uscendo un dentino, ha ormai la diarrea da 2-3 giorni e comincia ad essere un po’ debilitato dal fatto che mangia davvero pochissimo al di fuori di quello che prende dalla tetta.

Decidiamo di ripartire e passare da Ivalo per comprare dei fermenti lattici per Ale e magari  riuscire a trovare anche la batteria per la macchina fotografica.  Inutile dire che il paese era quasi inesistente: una via con 2 groceries, un supermercato e due benzinai,  perlomeno c’è la farmacia. Proseguimao  per Inari, la capitale dei Sami dove speriamo di vedere qualche lappone, magari  con indosso i loro abiti tradizionali, e  fare qualche escursione.  Arriviamo che sono quasi le 14, pioviggina e quasi guidiamo oltre  tanto è piccolo il paese.. La cosa positiva è che almeno troviamo un campeggio dove dormire in cabin ad un presso bassissimo.  Andiamo al tourist information dove ci spiegano che possiamo fare una cruise sul lago, vedere il museo dei Sami e fare una camminata da 13 km per visitare la wilderness Church. In realtà il tempo fa abbastanza schifo e Ale non sta affatto bene, praticamente dorme nella fascia da diverse ore filate, quindi la camminata è scartata così come la crociera.

Andiamo in un Kavhila a mangiare e a tentare, invano, di far mangiare qualcosa ad Ale, poi facciamo un giro nei numerosi negozi di souvenir, praticamente nel villaggio non c’è altro.  Ci sono però un paio di negozi/studi artigiano di feltro davvero interessanti. Il primo, gestito da due ragazze giovani,  vende oggetti  originali, fashion e alternativi, che poco hanno a che vedere con il classico feltro caratteristico lappone, ma che proprio per questo sono molto più belli ed indossabili,  ma giustamente essendo tutta roba particolare e fatta a mano, ha dei prezzi proibitivi.  Il secondo invece è gestito da una signora molto simpatica e loquace, che produce oggetti più tipici come calze e gilet in classico stile lappone ma anche quadri e arazzi in feltro, e insieme al figlio sono prodighi di informazioni e molto disponibili a mostrarci le tecniche di lavorazione del feltro.

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Troviamo infine un negozio di artigianato originale Sami, (e proprio per questo, dai prezzi improponibili, almeno 10 volte tanto qualunque altro oggetto in vendita nei normali negozi di souvenir) però i prodotti, in legno, corno di renna o feltro sono davvero bellissimi.  Troviamo anche dei libri in sami, addirittura tre edizioni del Piccolo Principe in diversi dialetti lapponi, tutti usati nella zona di Inari ( Skolt, Inari e Northern Sami).   Visto che esistono più di 12 dialetti Sami, ci sembra esagerato comprarli tutti quindi visto che sono anche quelli più diversi tra loro, compriamo quello di Inari e del Nord.
Dopo il giro dei negozi, arriviamo alla fine del villaggio, dove sorge il museo Sami SIIDA, sono già le 18 passate ma per fortuna chiude alle 20, quindi entriamo a visitarlo.  Non riusciremo ugualmente a visitarlo tutto perché la parte al chiuso è curatissima,  traboccante di informazioni sulla cultura e le tradizioni dei lapponi e sulla natura artica, con ambientazioni, pannelli informativi, foto e contenuti multimediali,  un allestimento davvero completo e modernissimo, mentre la parte esterna all’aperto comprende più di 6 ettari di parco dove attraverso sentieri nella foresta si possono osservare le ricostruzioni degli accampamenti sami durante il reindeer husbandry, i villaggi sami stanziali più recenti e tutte le riproduzioni delle modalità di caccia passiva da loro utilizzate come trappole di vario tipo e dimensione e i pitfall per le renne selvatiche.  La cosa che ci colpisce più di tutte è l’egg collector: una specie di nido per uccelli posto sugli alberi proprio per ospitare qualche specie di uccello ma con lo scopo di “rubargli” le uova che depone. Quello che ci è piaciuto è il carattere “sostenibile” di questo tipo di caccia, infatti al “cacciatore” era consentito sottrarre dal nido solo un uovo alla volta e solo se e quando ce ne fossero stati almeno 3.  Lo stesso carattere sostenibile che denota il rapporto profondo e di interdipendenza con la natura circostante è determinato anche dall’allevamento delle renne  e dall’utilizzo totale di  qualunque parte dell’animale per l’alimentazione, la realizzazione di utensili e il vestiario. Un rapporto che richiede e denota profondo rispetto ed equilibrio.  Nulla a che vedere con gli allevamenti e colture intensive che caratterizzano oggi il mondo occidentale..

Alle 8 passate siamo gli ultimi ad uscire e siccome non siamo riusciti ad ultimare il giro chiediamo, e otteniamo, di poter ritornare il mattino dopo.  Ale ha dormito nella fascia tutto il tempo e se questo ci ha permesso di visitare il museo in totale tranquillità e concentrazione, allo stesso tempo ci preoccupa davvero il suo stato di salute.  Arrivati al campeggio cuciniamo per noi ma lui proprio non ne vuole sapere  né di omogeneizzati ne di verdura e frutta fresca.  E’ davvero debolissimo e quasi emaciato però dopo una lunghissima poppata sembra riprendersi e alla fine riusciamo anche a fargli mangiare un po di macedonia.  Dopodichè, tutti a nanna!

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