Schiscette contro la crisi

Saranno ormai 5 anni che quasi tutti i giorni mi porto al lavoro la cosiddetta “schiscetta”.

schiscetta ny

Ai non milanesi forse questo termine dirà ben poco, quindi mi spiego meglio, la schiscetta non è altro che il cestino per il pranzo.

No, nel mio caso non è  il vecchio contenitore metallico usato dagli operai qualche decina di anni fa,  e non è nemmeno il ricco Lunch Box che si vede preparare dalle premurose casalinghe americane per i  loro mariti e figli in tantissimi film, è semplicemente un contenitore di plastica che abbia la tenuta più stagna possibile per evitare perdite spiacevoli nella borsa del pc in cui ho riposto qualche manicaretto preparato con le mie manine o da quelle della Frà ( è vero, il più delle volte sono avanzi della sera prima, però questo non toglie che siano avanzi deliziosi, economici e più salutari di qualunque panino o piatto pronto del bar sotto l’ufficio).

Fortunatamente nel mio ufficio ci sono un frigorifero e un microonde a disposizione di tutti coloro che come me hanno deciso di portarsi il pranzo da casa,  (e che, contrariamente alla pratica della Mug At Work che non ha ancora preso piede, sono in tanti) perciò posso tenere al fresco il mio pranzo e scaldarlo all’occorrenza.  In effetti i panini rattrappiti o le insalatine mollicce non sono proprio il massimo, quindi se il frigo proprio non è fondamentale, almeno il microonde è il presupposto minimo per questa buona abitudine.

Già da tempo volevo scrivere qualcosa a proposito della schischetta, anche perchè negli ultimi anni avevo notato un grande ritorno di panini fatti su nel domopac e pastasciutte nei tupperware.   In realtà in questo mio spaccato di sociologia spicciola ero in grado di riconoscere le categorie  (in cui io stesso rientravo) di studentelli fuori sede, stagisti e operatori di callcenter proprio per la loro peculiarità di pranzare su qualche panchina per strada mentre i  loro colleghi  più fortunati e cioè dotati di ticket restaurant si potevano permettere i costosissimi panini e piatti pronti del bar sotto l’ufficio.

Però negli ultimi due anni ho riscontrato sempre più lavoratori con pranzo al seguito:  sarà la coscienza ecologica, sarà la voglia di mangiar sano o sarà la crisi economica?  Ebbene, proprio qualche tempo fa è apparso un articolo sul  Corriere che parla proprio di crisi e schiscetta.  E mentre conferma la tendenza a portarsi il cibo da casa, non conferma apertamente (sarebbe un autogol per l’economia) il risparmio che è assolutamente evidente ed innegabile (soprattutto se i ticket  possono poi essere utilizzati per fare la spesa al supermercato).

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Al di là delle ricerche di mercato, e dell‘immagine da sfigato che in molti posti di lavoro ancora appiccicano addosso a chi si porta la schiscetta, questa abitudine rimane davvero la più sana, ecologica, economica e in ottica di decrescita e permette tra l’altro, se non si finisce schiavi del lavoro a mangiare alla scrivania rispondendo al telefono o leggendo le email, di godersi appieno la tranquillità della pausa pranzo senza code e senza la frenesia di bar e mense (e se nelle vincinanze del lavoro c’è un bel parchetto, anche di godersi qualche minuto di relax al sole e all’aria aperta!)

L’importante è che il contenitore tupperware, click-clock, ikea o quant’altro sia leggero, non si possa aprire inavvertitamente, non sgoccioli in caso di cibi unti o sugosi, e soprattutto sia adatto ad essere messo nel microoonde (altrimenti addio tranquillità e salute) …

5 pensieri riguardo “Schiscette contro la crisi”

  1. Anche io faccio parte del popolo della SCHISCETTA! 😀 😀
    Però devo dire che in quasi dieci anni di lavoro le ho provate tutte.. Ho mangiato piatti caldi al bar, mi sono portata panini e insalate, ho fatto un periodo (fortunato) a pranzare a casa della mamma e adesso sono tornata alla schiscetta.
    Da quando ho ripreso il lavoro dopo la nascita di Bea non ho neanche più la pausa pranzo, facendo il part-time di sei ore va così..
    Ultimo vantaggio della schiscetta? Favorisce la dieta! 😀

    1. sì, la dieta in effetti è un’altra ottima ragione!
      però non bisogna essere troppo rigidi o….pigri, come davide che spesso finisce col portarsi per giorni e giorni di fila riso in bianco!! (e ribadisco, non per dieta, ma perchè è pigrooooo!!)

  2. Ciaooo!!! Anch’io, dopo il rientro dalla maternità, faccio parte delle persone che si portano la schiscetta…inizialmente xké facendo le 6 ore d’allattamento con mezzora di pausa ZERO tempo x uscire, mangiare e chiacchierare con le mie colleghe…poi visto che sono tra quelle fortunate ad avere i tickets ho pensato di tenermeli e farci la spesa!!! Avendo poi deciso di mettermi a dieta direi che spendere 1 ticket x mangiare 1 mozzarella e 1 pò di contorno è assurdo!!! Quindi mi porto tutto da casa approffitando di chiacchierare con colleghe che non ho mai frequentato ma che con cui mi sto trovando benissimo!!!

    1. anche noi abbiamo il nostro giro di negozi-ticket!! e anche se non fa questa grossa differenza, che soddisfazione non dover pagare con i soldi!!!
      allo stesso tempo secondo me non ci si rende conto che risparmiando i soldi dei pranzi (anche non di tutti!!) si tira su una bella cifretta!
      e poi davvero, come si fa a mangiare TUTTI i giorni fuori? panini, pizzette…o anche fosse il ristorante (di certo non con un solo ticket!!) sarebbe ben poco salutare.

  3. Anche io appartengo al popolo della schiscietta per la mia salute, la mia dieta la mia economia e la qualità del mio tempo ma a voler essere precisi questo non favorisce esattamente l’economia, Ia generale perché il denaro non circola…o meglio, un barista non guadagna e quindi nome spende facendo guadagnare qualcun altro che magari è anche costretto a chiudere! Quindi ben vengano gli amici della schiscietta ma dove ne vale la pena facciamo girare l’economia spendendo dei soldini!

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